Partita Iva 2016 minimi nuovo regime, forfettario, ordinario: quale è meglio scegliere, cosa conviene per tasse, contributi,regole

Quale partita Iva scegliere: meglio quello dei minimi, a cui è possibile accedere solo fino al 31 dicembre 2015, o il nuovo regime forfettario 2016?

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Se le regole ufficiali sulle partite Iva dovessero essere quelle definite dal governo, quale regime scegliere? Meglio quello dei minimi, a cui è possibile accedere solo fino al 31 dicembre 2015, o il regime forfettario 2016 in cui sarà assorbito lo stesso regime dei minimi? O è più conveniente aprire una partita Iva a regime ordinario? Anticipiamo subito che la scelta è soggettiva e varia in base a settore in cui si lavora, ricavi massimi che si prospettano, l'ammontare delle spese, l'eventuale presenza di personale dipendente.

Attualmente nel regime dei minimi è possibile aderire e rimanere per un massimo di 5 anni solo se i ricavi non sono maggiori di 30.000 euro. Ci sono alcune condizioni preliminari: non bisogna aver compiuto 35 anni e il contribuente non deve aver avuto una partita Iva aperta negli ultimi 3 anni così come l'attività non deve risultare la continuazione di un'attività precedente svolta sotto forma di lavoro subordinato.

I limiti sono rappresentati dall'impossibilità di avere lavoratori dipendenti o collaboratori e di effettuare cessioni di beni all'esportazione, così come non è consentito oltrepassare la soglia di 15.000 euro in tre anni degli acquisti di beni strumentali. L'agevolazione sta nell'applicazione della tassazione sostitutiva del 5% sul reddito, nel mancato pagamento dell'Iva, nel mancato assoggettamento agli studi di settore e nell'assenza dell'obbligo di tenere i registri Iva obbligatori.

Con il nuovo regime forfettario, la soglia di ricavi annuali cambia in base all'attività svolta: 50.000 euro per commercio al dettaglio e all'ingrosso; 40.000 euro per commercio di alimenti e bevande, anche ambulante; 20.000 euro per commercio ambulante non alimentare; 25.000 euro per costruzioni e attività immobiliari; 25.000 euro per intermediari del commercio; 50.000 euro per servizi di alloggio e di ristorazione; 30.000 euro per attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi; 30.000 per altre attività economiche; 45.000 euro per industrie alimentari e delle bevande. Occorre ricordare che l'acquisto di beni strumentali non può superare i 20.000 euro all'anno e i compensi erogati a lavoratori dipendenti o collaboratori non devono essere maggiori di 5.000 euro.

I vantaggi? Imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni che poi diventa al 15%, il mancato pagamento dell'Iva e il mancato assoggettamento agli studi di settore; l'assenza dell'obbligo di tenere i registri Iva obbligatori. Tra i limiti principali, assenti nell'attuale regime dei minimi, c'è l'impossibilità di dedurre costi dal reddito. L'imponibile, infine, viene calcolato sulla base del coefficiente di redditività: commercio al dettaglio e all'ingrosso al 40%, commercio di alimenti e bevande al 40%, commercio ambulante di alimenti e bevande al 54%, costruzioni e attività immobiliari all'86%, intermediari del commercio al 62%, servizi di alloggio e attività di ristorazione al 40%, attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi al 78%, altre attività economiche al 67%, industrie alimentari e delle bevande al 40%.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il