Bush cerca di recuperare consensi e lancia la più grande conferenza sull'effetto-serra

Gli Stati Uniti che finora avevano considerato gli attuali gravi prolemi ambientali come un gravoso impaccio allo sviluppo della loro economia, ora si pongono alla guida di una radicale sfida all'inquinamento globale



Gli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno sempre risposto alle numerose sollecitazioni a considerare maggiormente i problemi dell'ambiente non senza un moto di stizza, considerandoli nient'altro che un gravoso impaccio allo sviluppo della loro economia, ora si pongono alla guida di una radicale sfida all'inquinamento globale.

Come è noto, Bush aveva sempre sostenuto una politica di disimpegno degli Stati Uniti in tema di tutela dell'ambiente, in particolare in merito al contenimento delle emissioni di gas-serra, un orientamento che lo aveva portato a rifiutare la ratifica del protocollo di Kyoto.

La scelta americana era da ricondurre essenzialmente a ragioni di ordine economico, visti anche i costi elevati comportati dalla riduzione dei gas inquinanti.

Il presidente ora ha cambiato idea, e naturalmente lo ha fatto in grande stile, tanto che Washington ha intenzione di organizzare, entro fine anno, "la più grande conferenza sull'effetto serra", con i 15 maggiori Paesi inquinanti del pianeta, allo scopo di raggiungere un "consenso globale" sulle emissioni di gas serra nel 2008.

Gli Usa hanno inoltre significativamente dichiarato di voler abolire i dazi sulle tecnologie anti-inquinamento.

L'iniziativa segna dunque una forte discontinuità rispetto alla tradizionale politica ambientale di Bush, anche se gli Stati Uniti si sono opposti alla proposta tedesca di ridurre le emissioni alla metà dei livelli attuali entro il 2050.

La virata del presidente americano appare inevitabilmente dettata anche da un calcolo politico, nel tentativo di recuperare un consenso ormai in caduta libera.

Paradossalmente, proprio la questione ambientale, una materia verso la quale l'opinione pubblica è a ragione sempre più sensibile, si rivela un fattore importante da un punto di vista elettorale e in parte potrebbero aver influito anche le elezioni presidenziali che si terranno il prossimo anno. Infatti, se è vero che Bush non potrà ricandidarsi perché porterà a compimento il suo secondo mandato consecutivo, d'altra parte una maggior attenzione all'ambiente potrebbe rappresentare una carta importante per accrescere le possibilità di successo del partito repubblicano, che deve già fare i conti con il fallimento della strategia in Iraq.

Proprio lo stallo iracheno getta del resto una luce ulteriore sul mutamento delle strategie energetiche, avendo imposto agli Stati Uniti la necessità di considerare, sul medio e lungo termine, la necessità di reperire fonti alternative al petrolio.

Si ricorderà in proposito l'accordo economico che Bush aveva concluso nel mese di marzo con il presidente brasiliano Lula, che per l'occasione aveva messo da parte la sua tradizionale vocazione anti-imperialista, pragmaticamente sacrificata alla superiore causa dello sviluppo della nazione.

L'accordo stabiliva i termini della cooperazione per la produzione di etanolo e per farne un prodotto commercializzabile sul mercato mondiale, prevedendo inoltre la cooperazione per il trasferimento di tecnologia ad altri paesi interessati alla produzione.

Gli Stati Uniti e il Brasile producono da soli il settanta per cento dell'etanolo mondiale e hanno quindi un chiaro interesse comune alla costituzione di un mercato internazionale di "biocarburanti puliti e rinnovabili".
In occasione dell'incontro tra i due leader, la volontà americana di ridurre la dipendenza dal petrolio era del resto stata dichiarata senza mezzi termini, al punto da lasciare ben poco spazio all'interpretazione.

La brusca virata degli Stati Uniti non giunge quindi inattesa; le proposte di Bush, comunque, sono state comprensibilmente raccolte dal cancelliere tedesco Angela Merkel, alfiere di una forte assunzione di responsabilità in tema di ambiente da parte dell'Europa, che ha risposto anche in veste di presidente di turno del G8 in programma tra pochi giorni a Helligendam.

Secondo la Merkel le proposte del presidente americano mostrerebbero che il surriscaldamento del pianeta è "un problema che nessuno può più eludere" e rappresentano dunque "un terreno comune su cui lavorare".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il