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Pensioni ultime notizie c'è una unica certezza tra tanti dubbi e ostacoli quota 100, mini pensioni, assegno universale, quota 41

L’unico punto fermo nel confuso panorama di discussione sulle pensioni è la necessità di cambiare le pensioni per sostenere l’occupazione giovanile con novità per uscita prima: la situazione attuale




La seconda fase di discussione dei cambiamenti dell’esecutivo è piuttosto confusa, i relatori sembrano far un passo indietro rispetto alle misure inizialmente annunciate, le proposte dei partiti sono invece tante, mentre aumenta la disoccupazione giovanile e le ultime notizie confermano un elevatissimo gap del valore degli assegni pensionistici, altissimi per pochi e quasi alle soglie di povertà per molti altri. Il risultato è la certezza della necessità di cambiamenti che potrebbero essere anche peggiorativi, come previsto alla prima strategia di lavoro dello stesso premier, sostenuta dal presidente dell’Istituto di Previdenza, ma anche dal commissario per la spending review, volti però a garantire una più equilibrata redistribuzione delle risorse tra tutti.

Si tratta di una necessità conclamata ormai nel corso dei mesi ma per cui non è ancora stato fatto nulla di concreto: i cambiamenti sulle pensioni presentati sono al vaglio ma la maggior parte in dubbio, come in dubbio sono anche quei cambiamenti minimi o di miglioramento delle misure già approvate, come cancellazione delle penalità per chi va in pensione prima, o estensione di ulteriori tre mesi per il contributivo donna. Mancherebbero, come più volte ribadito, le risorse economiche necessarie, e c’è poi da considerare che l’Europa si è riservata una nuova valutazione sulle misure adottate dall’Italia per la prossima primavera.

In questo panorama, poi, c’è il cambio di strategia del Partito Democratico che non ha fatto alcun riferimento alla quota 100, proponendo solo un estensione del contributivo donna, c’è anche il problema della sospensione dei fondi extra deficit concessi dall’Europa al nostro Paese, ma ci sono anche numeri che esprimono l’urgenza di cambiamenti. I recentissimi dati sull’occupazione riportano che la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni ad ottobre è salita al 39,8%, in aumento di 0,3 punti e la fascia più colpita è quella che va da 34 a 49 anni, che nell'ultimo triennio hanno registrato un calo dell'occupazione del 4,4%, cioè di 450mila unità.

Emerge inoltre che, sempre ad ottobre,  è cresciuto il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni, cioè quelle persone che non  sono classificate come occupate o in cerca di occupazione: in un anno, infatti, il numero è aumentato di 196 mila unità (+1,4%) con un tasso di inattivi salito al 36,2%, in crescita di 0,1 punti su settembre e di 0,6 punti su ottobre 2014. Il problema deriva da fatto che andando in pensione sempre più tardi, sono sempre meno le possibilità lavorative per i più giovani. E’ chiaro dunque come una spinta ai prepensionamenti rappresenterebbe anche un modo per far ripartire produttività ed economia in generale.

A sostenere questa necessità anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha appoggiato quanto spiegato dal presidente dell’Istituto di Previdenza, e che punta sull’attuazione di politiche attive del lavoro, tali da impiegare quei giovani 35enni di oggi che, secondo quanto affermato dal presidente dell’Istituto di Previdenza, dovranno aspettare i 70 anni per andare in pensione e ricevere assegni inferiori del 25%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il