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Partita Iva 2016 minimi nuove regime, forfettaria, ordinaria: come si apre, regole, tasse, aliquote. Novità questa settimana

Dal 2016 ci sarà un solo regime fiscale agevolato per le partite Iva. Per quelle ordinarie aumenterà il grado di tutela.




Sempre più decisi verso la rotta che prevede per il 2016 l'aumento del livello di tutele pe le partite Iva ordinarie e la creazione di un solo regime agevolato in cui confluiscono sia gli attuali minimi e sia il forfettario. Per le prime sono da mettere in conto la deducibilità fino a 5.000 euro delle spese per riqualificazione professionale, autoimprenditorialità e orientamento per il nuovo inserimento nel mondo del lavoro; l'applicazione di interessi di mora a carico del committente in caso di ritardi nel pagamento delle fatture; il riconoscimento dell'indennità di maternità a prescindere dalla reale astensione dal lavoro; il congedo parentale più lungo di 6 mesi per i primi 3 anni di età dei bambini nati nel 2016; la deducibilità integrale delle spese di formazione e aggiornamento professionale fino a un massimo di 10.000 euro.

Tra i cambiamenti più significativi per il nuovo regime forfettario che assorbe quello dei minimi ci sono l'abolizione dei vincoli temporali per l'adesione e per la durata (fino a ora il tetto è stato di 5 anni, l'innalzamento medio della soglia dei ricavi a 30.000 euro, l'applicazione di un'aliquota al 5% per i primi 5 anni, poi al 15%, il limite di 20.000 euro all'anno per l'acquisto di beni strumentali, compensi erogati a lavoratori dipendenti o collaboratori non devono maggiori di 5.000 euro.

L'aspetto a cui occorre prestare attenzione con il nuovo regime forfettario è quello della soglia di ricavi annuali che varia in base all'attività svolta e che va tenuta in considerazione per il calcolo dell'imponibile: al 40% e 50.000 euro per commercio al dettaglio e all'ingrosso; al 40% e 40.000 euro per commercio di alimenti e bevande, anche ambulante; al 54% e 20.000 euro per commercio ambulante non alimentare; all'86% e 25.000 euro per costruzioni e attività immobiliari; al 62% e 25.000 euro per intermediari del commercio; al 40% e 50.000 euro per servizi di alloggio e di ristorazione; al 78% e 30.000 euro per attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi; al 67% e 30.000 per altre attività economiche; al 40% e 45.000 euro per industrie alimentari e delle bevande.

In questo contesto appare interessante la rilevazione effettuata dalla Cgia di Mestre, secondo cui i lavoratori autonomi sono costantemente in difficoltà economica. Più precisamente, solo nello scorso anno una famiglia su quattro con reddito principale da lavoro autonomo ha incasso meno di 9.455 euro all'anno ovvero meno della soglia di povertà fissata dall'Istat.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il