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Riforma pubblica amministrazione, bonus 80 euro forze dell'ordine, rinnovo contratti statali 2016: indicazioni importanti da Renzi

Il presidente del Consiglio stoppa l'applicazione della misura del licenziamento nel campo della pubblica amministrazione.




La riforma della pubblica amministrazione continua a essere al centro dell'attenzione perché sono tanti i fronti aperti. L'ultimo in ordine dei tempo è stato amplificato dalla sentenza dell'Alta Corte che ha esteso l'applicazione di quella parte del Jobs Act che contempla il licenziamento dei lavoratori privati anche per gli statali. Palazzo Chigi è pronta a correre ai ripari prevedendo un decreto che ne blocchi gli effetti. A detta dello stesso premier, si tratta di una norma discriminatoria: avendo vinto un concorso, è il suo ragionamento, il lavoratore pubblico ha bisogno di maggiori tutele.

Non si è invece sbloccata la questione del rinnovo del contratto degli statali. O meglio, l'esecutivo non si muove da quei 300 milioni di euro di stanziamenti. E pochi effetti stanno per ora producendo le rimostranze delle organizzazioni sindacali, secondo cui una cifra di questo genere è l'equivalente di circa 10 euro lordi di aumento in busta paga. Ben diversa è la situazione del bonus di 80 euro che lo stesso presidente del Consiglio ha promesso alle forze dell'ordine. In questo momento non ci sono dettagli su beneficiari (carabinieri, polizia, vigili del fuoco, esercito?), sulle modalità di funzionamento e sui tempi di applicazione di questa misura.

A quanto pare sarà simile a quegli 80 euro che sono ora previsti per i contribuenti il cui reddito complessivo è formato dai redditi di lavoro dipendente, dai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ovvero i compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative, le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti, le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale, i redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, le remunerazioni dei sacerdoti, le le prestazioni pensionistiche, i compensi per lavori socialmente utili.

Infine, sono poi da registrare ritardi rispetto al piano di digitalizzazione della pubblica amministrazione. Calendario alla mano, si va verso i vent'anni di vita della carta di identità elettronica che non riesce a uscire dalla fase di sperimentazione. Il documento di riconoscimento digitale, infatti, viene rilasciato solo in un centinaio di comuni, che ne hanno emesse più di 3 milioni. Il fatto è che la carta di identità elettronica ha subito diversi rimaneggiamenti: nel 2011 è stato previsto di unificarla con la tessera sanitaria, progetto ora tramontato. Con la nascita di Spid, il sistema pubblico di identità digitale, il documento di riconoscimento elettronico cambia ancora pelle: sarà anche utilizzabile come credenziale accedere ai servizi della pubblica amministrazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il