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Canone Rai 2016 in bolletta, Partita Iva, tasse: regole ufficiali che possono ancora cambiare in questa fase Legge di Stabilità

Ci sono ancora diversi cambiamenti che potrebbero cambiare l'assetto di partite Iva 2016, canone Rai in bolletta e tasse per il prossimo anno.




A meno di un mese dall'approvazione della manovra e a pochi giorni dell'Aula di Montecitorio, sono tanti i punti critici da seguire da vicino. Come quello della riforma delle partite Iva 2016, rispetto a cui l'esperienza insegna di seguire la vicenda fino all'ultimo. In particolare, uno degli aspetti più delicati è legato all'aliquota contributiva che, a dispetto di quanto indicato nel Milleproroghe di inizio anno, non prevede alcun aumento. Almeno per il prossimo anno, gli iscritti alla gestione separata dell'Inps dovrebbero continuare a versare il 27% dei ricavi. Che la questione partite Iva sia delicata è dimostrato dal recente rapporto della Cgia di Mestre, secondo cui un nucleo familiare su quattro, in cui i redditi sono legati al lavoratore autonomo, si trova in uno stato di povertà.

A detta di Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi di Cgia Mestre, "questi dati dimostrano che la precarietà presente nel mondo del lavoro si concentra soprattutto tra il popolo delle partite Iva. Sia chiaro, la questione non va affrontata ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l'impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovrebbero finanziarseli". Dal prossimo anno, a meno di ulteriori modifiche, il regime dei minimi delle partite Iva sarà assorbito in quello forfettario.

Fari puntati sul canone Rai 2016 in bolletta elettrica per almeno due motivi. Il primo è che la diminuzione dell'importo da 113,50 euro a 100 euro sarà applica solo per il prossimo anno. A quanto pare, dal 2017 si tornerà a pagare 113,50 euro poiché l'esecutivo è alla ricerca di coperture per ampliare la platea degli over 75 esonerati dall'imposta. Il secondo è la distribuzione in più rate dell'importo, su cui non c'è ancora una soluzione definitiva.

Palazzo Chigi sarebbe orientato a riconoscere un credito d'imposta alle imprese che investono nel Mezzogiorno. Sarebbe differenziato in relazione alla dimensione aziendale e pari al 15% per le piccole imprese, 10% per le medie e 5% per le grandi. A disposizione ci sarebbero 500 milioni di euro complessivi a esaurimento. Per le assunzioni si prevede di consentire alle imprese delle aree svantaggiate del Sud di beneficiare della detassazione anche per il 2017. Una proposta del Partito democratico prevede un fondo di solidarietà ad hoc con una dote utilizzabile di 120 milioni di euro per risarcire i piccoli risparmiatori penalizzati dal decreto salva-banche. Previsto un budget iniziale di 40 milioni di euro per il 2016 con un'integrazione, a seguito di un'intesa con l'Abi, di un ammontare pari a 80 milioni a carico del sistema bancario.

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