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Pensioni ultime notizie in questo scenario di promesse, dubbi, annunci per riforma pensioni un solo punto è sicuro

La certezza nel panorama delle discussioni sulle pensioni è che probabilmente tutto sarà rimandato: ancora diversi i problemi da superare seppur necessità sempre più urgente di novità




Numerosi i passi indietro sui cambiamenti delle pensioni che si aveva intenzione di presentare: i primi a fare dietrofront nella seconda fase di discussione sembrano proprio quei relatori che inizialmente avevano annunciato il lavoro su novità e soluzioni condivise da tutti, in modo da evitare scontri, ma al momento potrebbe trattarsi esclusivamente di cambiamenti minimi. Secondo le ultime notizie, infatti, è sempre più probabile che tutto venga rimandato ai prossimi mesi o, verosimilmente, anche tra due anni, così come annunciato settimane fa già da alcuni esponenti dell’esecutivo e come del resto riportato nella stessa agenda di lavoro del premier, che ha fissato al 2017 il tema pensioni.

Tra conferme, smentite, dubbi e proposte, di certo c’è innanzitutto la conferma che l’Italia sarà nuovamente sottoposta a valutazione da parte dell’Europa la prossima primavera e fino ad allora i 3 miliardi di euro extra deficit concessi al nostro Paese sono sospesi, eppure l’esecutivo potrebbe comunque pensare di utilizzarli, ma trattandosi di fondi temporanei sarebbe bene investirli in soluzioni altrettanto temporanee, come potrebbero, per esempio, essere i metodi in prova per cambiare le pensioni.

A mettere in dubbio cambiamenti pensionistici nel breve periodo lo stesso ministro dell’Economia insieme ad altri sottosegretari. D’altro canto, però, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sostenendo quanto spiegato dal presidente dell’Istituto di Previdenza, spinge perché vengano messe a punto politiche attive del lavoro, tali da impiegare quei giovani 35enni di oggi che, secondo quanto affermato dal presidente dell’Istituto di Previdenza, dovranno aspettare i 70 anni per andare in pensione e ricevere assegni inferiori del 25%. L’Organizzazione, tuttavia, appoggia il progetto pensioni dell’Istituto su diversi punti, dal ricalcolo contributivo per coloro che percepiscono pensioni più elevate a necessità di divisione di spesa assistenziale da spesa previdenziale.

La necessità di creazione di nuove possibilità lavorative che possano sostenere trattamenti pensionistici futuri spiegata dal presidente dell’Istituto di Previdenza e sostenuta dall’Organizzazione è confermata dal tasso di disoccupazione giovanile che continua ad aumentare. Dagli ultimi dati resi noti, infatti, è emerso che la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni ad ottobre è salita al 39,8%, in aumento di 0,3 punti e la fascia più colpita è quella che va da 34 a 49 anni, che nell'ultimo triennio hanno registrato un calo dell'occupazione del 4,4%, cioè di 450mila unità.

E sempre ad ottobre,  è cresciuto il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni, cioè quelle persone che non  sono classificate come occupate o in cerca di occupazione: in un anno, infatti, il numero è aumentato di 196 mila unità (+1,4%) con un tasso di inattivi salito al 36,2%, in crescita di 0,1 punti su settembre e di 0,6 punti su ottobre 2014. Si tratta di numeri che mostrano la difficile situazione che si prospetta ai giovani per entrare nel mondo del lavoro anche e soprattutto a causa di un costante invecchiamento dello stesso mondo del lavoro.

Andando in pensione più tardi, infatti, esattamente come previsto dalle nuove norme, si liberano meni posti di lavoro, con un conseguente aumento della disoccupazione giovanile e comparti lavorativi in cui restano impiegate persone sempre più anziane. Si tratta di una situazione che ben dimostra la necessità di agire con piani di prepensionamento per i lavoratori più anziani e impiego dei più giovani, per rilanciare produttività, e di conseguenza l’economia in generale. Cambiamenti servono anche per colmare quel gap esistente tra chi percepisce pensioni elevate, frutto, spesso, di un vantaggioso ricalcolo retributivo a fronte di pochi contributi versati, e chi invece percepisce assegni da fame. La soluzione ideale sarebbe pensare a misure capaci di ridistribuire le risorse in maniera equilibrata tra tutti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il