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Riforma pubblica amministrazione statali, rinnovo contratti, sblocco stipendi tra nuovi decreti e problemi fondi Legge Stabilità

La partita della riforma della pubblica amministrazione presenta tanti fronti accesi, a iniziare da quello del rinnovo dei contratti degli statali.




Continuano a moltiplicarsi le questioni relative alla riforma della pubblica amministrazione, su cui dovrebbe arrivare definitiva chiarezza con il voto dell'Aula di Montecitorio di lunedì 15 dicembre 2015. Al centro dell'attenzione c'è adesso il comparto sicurezza e non solo per il bonus di 80 euro che il premier Matteo Renzi ha promesso alle forze dell'ordine. Ma anche per le coperture economiche che, stando a novità e ultime notizie, potrebbero arrivare con un aumento del deficit dal 2,2% al 2,4%, in attesa del semaforo verde di Bruxelles sulla clausola migranti, atteso solo in primavera, che significherebbe per lo Stato avere tra le mani circa tre miliardi di euro in più.

Altri cambiamenti adesso all'esame sono l'esenzione del comparto sicurezza dal taglio alle spese per l'informatica nella pubblica amministrazione; l'esclusione delle lauree triennali tra i requisiti minimi da possedere per i 500 funzionari da assumere ai Beni culturali; l'allargamento per il prossimo anno del sussidio di disoccupazione per i co.co.co. che perdono il lavoro; la ricollocazione del personale delle amministrazioni provinciali con processi di mobilità. Palazzo Chigi intende poi andare fino in fondo con il decreto che escluderà l'applicazione del Jobs Act per gli statali, nonostante la sentenza dell'Alta Corte sulla parità di trattamento con i privati.

In ballo c'è il nuovo articolo 18 che in caso di licenziamento senza motivo prevede il risarcimento economico al posto del reintegro. La tesi dell'esecutivo è che i dipendenti pubblici vanno esclusi dalle norme perché entrano per concorso e quindi seguono regole diverse. Si profila una battaglia anche all'interno del Partito democratico con chi si dice convinto che un trattamento diverso per lavoratori pubblici e privati sarebbe incostituzionale.

Un'altra questione calda sul versante della pubblica amministrazione è quella della riduzione del numero dei comparti dagli attuali 11 a 4, in ossequio alla riforma Brunetta, rispetto alla quale è prevista per la prossima settimana un nuovo incontro tra i sindacati e l'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. Sono infatti state registrate frizioni per via della proposta, rifiutata dai rappresentanti dei lavoratori, di un'ipotesi a 3 comparti. Come spiegato più volte da Palazzo Chigi, si tratta di un passaggio preliminare imprescindibile prima di entrare nel vivo della questione del rinnovo dei contratti. I sindacati hanno annunciato nuove manifestazioni pubbliche di proposte.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il