Acqua potabile e ai servizi sanitari per tutti in Africa: fallito l'obiettivo

Fallito l'obiettivo del Millennio relativo all'accesso all'acqua potabile e ai servizi sanitari: è quanto emerge dal rapporto dell'Ocse 'African Economic Outlook 2007'



"L'acqua è un bene comune dell'umanità", recita lo slogan del Contratto mondiale sull'acqua. La più importante risorsa del nostro pianeta deve essere sentita come un bene che appartiene a tutti gli abitanti della Terra: un patrimonio dell'umanità intera, il cui accesso è un diritto fondamentale e inalienabile che deve essere garantito allo stesso modo per tutte le popolazioni. Non deve essere considerata un bene economico, assoggettato alle leggi e ai soprusi del mercato e da cui pochi possano trarre beneficio a detrimento della maggioranza. Eppure, questo sembra un tabù destinato a cadere. E proprio in quel continente in cui la disponibilità delle risorse idriche crea le maggiori disuguaglianze: l'Africa.

A sollevare il delicato tema del costo dell'acqua è l'African Economic Outlook 2007, la pubblicazione dell'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (Ocse) e dell'African Development Bank, presentata il Primo giugno a Roma.

L'Africa è sempre più assetata, e l'Obiettivo del Millennio di dimezzare entro il 2015 il numero di persone che non hanno acqua potabile e misure sanitarie adeguate sembra ormai un sogno irraggiungibile. È vero, 10 milioni di individui dal 1990 al 2004 nell'Africa sub-sahariana hanno ottenuto l'accesso all'acqua. Ma sono poca cosa, considerando che l'alto tasso di natalità della regione ha fatto sì che nello stesso periodo aumentasse di circa 60 milioni il numero di coloro ancora privi dell'"oro blu". E sul fronte dei servizi sanitari la situazione appare ancora più drammatica: secondo i Millennium Development Goals (MDG), fissati dalle Nazioni Unite nel 2000, entro il 2015 dovrebbero avere accesso a servizi sanitari adeguati almeno 35 milioni di persone in più ogni anno. Ma attualmente i "fortunati" sono appena sette milioni, e anche se tale obiettivo fosse raggiunto, resterebbero comunque tagliati fuori dall'accesso all'acqua e alle strutture rispettivamente 234 e 317 milioni di persone.

Cosa fare allora? Secondo l'Ocse è necessaria una politica di sussidi più mirata, più fondi per le infrastrutture e una razionalizzazione della domanda di acqua attraverso l'imposizione di prezzi.

Secondo i dati emersi dall'Aeo, infatti, il problema dell'Africa non dipende dalla mancanza di risorse: l'acqua c'è, e ce ne sarebbe per molti, ma è distribuita in modo diseguale. A fronte della terribile realtà dell'Africa sub-sahariana, ad esempio, nei Paesi del Maghreb il 91 per cento della popolazione ha accesso alla risorsa idrica: un livello che è il più alto tra i Paesi in via di sviluppo. Negli stessi luoghi anche la disponibilità di strutture sanitarie è cresciuta: la copertura è aumentata di 12 punti percentuali tra il 1990 e il 2004 e riguarda ormai il 75 per cento del territorio. Mauritius e Sudafrica sono vicine all'accesso universale, in Tanzania la sanità è una realtà per il 90 per cento popolazione, mentre l'Uganda ha visto triplicare dal 1990 al 2006 la percentuale di persone che hanno a disposizione servizi adeguati, passando dal 21 al 61 per cento.

Per le regioni che restano, dunque, i problemi riguardano l'uso inefficiente e gli sprechi, dovuti alle strutture fatiscenti, l'inquinamento e la mancanza di agevolazioni. "La gestione dell'acqua, dall'estrazione alla distribuzione fino al trattamento - dice Lucia Wegner, economista del centro di sviluppo Ocse - dovrebbe essere integrata e non frammentata tra diversi ministeri. Bisogna inoltre rinforzare la gestione locale, perché le municipalità conoscono meglio i bisogni delle popolazioni. E ancora applicare una diversa politica degli incentivi, sensibilizzare la gente contro gli sprechi e razionalizzare la domanda attraverso i prezzi".

Dal rapporto emerge infatti un dato interessante: i Paesi che hanno distribuito l'acqua gratis non hanno poi ottenuto un maggiore accesso, ma il contrario. "Regalare una risorsa così importante non sensibilizza certo a non sprecarla. Meglio imporre un prezzo, anche minimo. Molti paesi hanno adottato tariffe a blocco, a seconda di quanta se ne consuma", va avanti Wegner. "Anche i sussidi vanno ripensati. Più che sul prezzo dovrebbero esserci quelli per la connessione all'acqua.

Fornire un aiuto per pagare la bolletta presuppone che chi lo riceva abbia già accesso a questa risorsa. Il vero problema, invece, è quello di chi vive nelle aree rurali e marginali, che non può connettersi alle tubature o anche se lo fa attinge poca acqua a causa delle dispersioni dovute alle infrastrutture vecchie". Per questo, si legge nel rapporto, i governi donatori devono mantenere gli impegni presi in materia di aiuti allo sviluppo e tornare, dopo anni di finanziamenti a pioggia per la salute e l'educazione, a investire un po' anche nelle infrastrutture africane.

L'annata 2006, comunque, non è tutta da buttare per il continente nero. Il numero dei conflitti è sceso dai 13 del 2002 ai cinque del 2005, mentre quello dei Paesi coinvolti nelle guerre è passato da 11 a quattro. Buoni i passi avanti anche sul cammino della democrazia, con 10 paesi che hanno avuto elezioni libere per la prima volta - tra cui, dopo oltre 40 anni, la Repubblica democratica del Congo - per un totale di 59 milioni di votanti. E buona anche la crescita economica che ha fatto segnare un +5,5 per cento, confermando le tendenze positive degli ultimi quattro anni. Anche per il 2007-2008 la crescita dovrebbe mantenersi intorno al 5,7-6 per cento. "Il miglioramento si deve a vari fattori", continua Wegner. "Uno di essi è l'andamento favorevole dei prezzi delle materie prime, soprattutto petrolio e minerali. L'Angola, che ne è esportatore, è cresciuto a un tasso superiore al 15 per cento e grazie ai prezzi di queste materie ha potuto avviare altri giacimenti e aumentare la produzione". Di questa crescita non hanno beneficiato solo i Paesi esportatori di petrolio. Negli ultimi 5-6 anni, infatti, anche gli importatori hanno ottenuto un miglioramento del deficit pubblico e un contenimento dell'inflazione grazie all'esportazione di derrate agricole e alimentari, che hanno fatto registrare buoni raccolti nel 2006. "La sfida per questi paesi ora - conclude Wegner - sarà cercare di capitalizzare i progressi fatti reinvestendo parte delle entrate nello sviluppo di infrastrutture.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il