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Pensioni ultime notizie da Europa potrebbero arrivare finalmente quota 100, assegno universale, mini pensioni

Come potrebbero effettivamente cambiare le pensioni con possibili novità da Europa e proposta ministro Economia italiano




Il progetto italiano di cambiare l’attuale legge pensioni non è mai stato sostenuto dall’Europa che si è detta sempre contraria ad ogni novità, facendo particolare attenzione alla tenuta dei conti pubblici che nel nostro Paese è assicurata proprio dalle norme pensionistiche in vigore, anche se troppo rigide. E nonostante il presidente dell’Istituto di Previdenza e il commissario per la spending review abbiano cercato di convincere l’Europa stessa che le misure per cambiare le pensioni, a partire dai sistemi di prepensionamento, avrebbero il duplice vantaggio di garantire un ricambio generazionale a lavoro, dando nuova spinta all’occupazione, soprattutto giovanile, risultato delle uscite prima dei lavoratori più anziani che libererebbero così nuovi posti di lavoro in cui impiegare i più giovani, e di assicurare, nel lungo periodo, risparmi derivanti dalle penalizzazioni imposte ai lavoratori che decidono di andare in pensione prima, sembra che la posizione dell’Europa non sia cambiate.

E le ultime notizie sono ancora negative in tal senso per il nostro Paese: mentre, infatti, si discute della possibilità di attuare almeno cambiamenti minimi per le pensioni entro la fine dell’anno, tra problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, l’Europa ha deciso di aprire una nuova procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese per il contributivo donna che permette di andare in pensione prima alle lavoratrici del settore privato e alle donne statali, che possono lasciare il lavoro un anno prima rispetto agli uomini, sempre con penalizzazioni. L'Europa ha chiesto all'Italia perchè le donne devono avere la possibilità di andare in pensione prima e gli uomini no e l'Italia ha risposto giustificando l'esistenza di penalizzazioni per chi decide di uscire prima, ma L'Europa ha ritenuto tali motivazioni poco soddisfacenti.

Per evitare sanzioni, il nostro Paese dovrebbe abolire completamente il contributivo donna per i prossimi anni; o estendere il contributivo donna anche agli uomini, ipotesi che sembra al momento piuttosto difficile; o inserire accanto al contributivo donna nuovi sistemi di uscita prima per tutti per evitare discriminazioni. E questa novità eventuale contribuirebbe a rendere il nostro sistema pensionistico, già il più rigido d’Europa,ancora più pesante. Da quanto emerso, infatti, da un dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati, che ha messo a confronto la legislazione nazionale e quella di altri 30 Paesi europei, il sistema previdenziale italiano risulta tra i più rigidi d’Europa e se nel 2050 in Italia si andrà in pensione quasi a 70 anni, precisamente a 69 anni e 9 mesi di età, negli altri 30 Stati considerati è un’età inimmaginabile.

In Germania, infatti, con il nuovo sistema pensionistico a regime, si andrà in pensione a 67 anni e chi ha maturato almeno 45 anni di contributi obbligatori l’età scende a 65 anni; in Spagna e Islanda i lavoratori con meno di 38 anni e 6 mesi di contributi possono andare in pensione a 67 anni, e superata la soglia detta di contribuzione si può uscire a 65 anni, ma dal 2027 ci vorranno 67 anni per tutti, mentre in Irlanda si andrà in pensione a 66 anni e nel Regno Unito entro il 2020 l’età pensionabile per tutti arriverà a 66 anni; che scendono invece a 65 anni in Svizzera, Austria, Ungheria, Croazia, Belgio, Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Bulgaria, Polonia, Romania. E’ abbastanza chiaro, dunque, quanto sia urgente cambiare e regole, continuando a lavorare su sistemi come quota 100, mini pensioni, e contributivo, ma anche sull’assegno universale.

Le pensioni, infatti, sono fondamentali per sostenere l’occupazione e di conseguenza l’economia in generale, per cui la stessa Europa potrebbe intervenire con leggi comunitarie per cercare di riequilibrare la situazione. Il primo passo potrebbe essere quello del progetto di cancellazione del divario pensionistico esistente tra uomo e donna. La commissaria europea all'occupazione Thyssen ha infatti annunciato nuove misure per bilanciare lavoro e famiglia e per affrontare il divario pensionistico di genere nell’Europa che saranno presentate nel 2016.

Ma si potrebbero anche definire normative generali e valide per tutti, a partire dall’introduzione dall’assegno universale, l’unica misura su cui la stessa Europa si dice da sempre d’accordo e che, tra l’altro, è già in vigore in quasi tutti gli altri Paesi Europei. E lo stesso il ministro dell’Economia italiano ha aperto alla possibilità di erogazione di questo assegno, per adeguarsi al modello europeo, e ha proposto un sussidio di disoccupazione europeo che per lui rappresenterebbe un 'grande progresso verso la solidarietà', provvedimento che sarebbe particolarmente utile soprattutto in quei Paesi soggetti ad un forte aumento della disoccupazione e che verrebbe gestito dalla commissione europea.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il