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Pensioni novità le norme potrebbero essere cambiate direttamente dall'Europa in positivo, riforma: novità mercoledì oggi

L’Europa potrebbe muoversi per garantire novità pensioni che vadano bene per tutti, a partire dall’assegno universale: la situazione italiana e prospettive possibili




La questione pensioni è ancora una dei temi centrali sul tavolo dell’esecutivo anche se le ultime notizie in merito agli sperati cambiamenti non sono poi così positive, così come per niente positiva è ancora la posizione dell’Europa nei confronti delle novità pensionistiche da attuare nel nostro Paese. Non è certo una sorpresa, considerando che sono mesi che l’Europa stessa continua a dirsi contraria a cambiamenti delle pensioni in Italia, particolarmente attenta alla tenuta dei conti pubblici, garanzia che l’attuale legge riesce ad assicurare, nonostante poi spinga sulla necessità di rilancio dell’occupazione, soprattutto giovanile. Il presidente dell’Istituto di Previdenza e il commissario per la spending review, qualche mese fa, erano intenzionati a convincere l’Europa che quei piani di prepensionamento di cui si discute ancora oggi servirebbero proprio per dare nuova spinta al mercato del lavoro, ma per farlo non si può prescindere dalla possibilità di mandare in pensione prima i lavoratori più anziani, proprio per liberare nuovi posti di lavoro per i più giovani.

Nonostante la convenienza di questi piani, l’Europa ha sempre detto no e, anzi, ultimamente ha richiesto anche cambiamenti negativi all’Italia, aprendo una nuova procedura di infrazione a causa del contributivo donna che permette di andare in pensione prima alle lavoratrici del settore privato e alle donne statali, che possono lasciare il lavoro un anno prima rispetto agli uomini, sempre con penalizzazioni. L'Europa ha chiesto all'Italia perchè le donne devono avere la possibilità di andare in pensione prima e gli uomini no e l'Italia ha risposto giustificando l'esistenza di penalizzazioni per chi decide di uscire prima, ma L'Europa ha ritenuto tali motivazioni inefficienti e ora, per evitare sanzioni, il nostro Paese dovrebbe abolire completamente il contributivo donna per i prossimi anni (come sembra che farà) e sistemare anche la questione delle lavoratrici statali; o estendere il contributivo donna anche agli uomini, ipotesi che sembra al momento piuttosto difficile; o inserire accanto al contributivo donna nuovi sistemi di uscita prima per tutti per evitare discriminazioni.

Si tratta dell’ennesima situazione che crea un gran caos per le nostre pensioni che, come emerso da diverse analisi, risultano le peggiori in Europa e mentre negli altri Paesi, da Germania a Francia, Spagna, Regno Unito si lavora con cambiamenti che hanno reso più flessibili le pensioni, abbassando l’età per lasciare il lavoro, il sistema previdenziale italiano, nonostante riesca a garantire sostenibilità economica, risulta ancora il più rigido. E difficilmente cambierà per il momento. Secondo un dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati, che ha messo a confronto la legislazione nazionale e quella di altri 30 Paesi europei,infatti, il sistema previdenziale italiano risulta tra i più rigidi d’Europa e se nel 2050 in Italia si andrà in pensione quasi a 70 anni, precisamente a 69 anni e 9 mesi di età, negli altri 30 Stati considerati è un’età inimmaginabile.

In Germania, infatti, con il nuovo sistema pensionistico a regime, si andrà in pensione a 67 anni e chi ha maturato almeno 45 anni di contributi obbligatori l’età scende a 65 anni; in Spagna e Islanda i lavoratori con meno di 38 anni e 6 mesi di contributi possono andare in pensione a 67 anni, e superata la soglia detta di contribuzione si può uscire a 65 anni, ma dal 2027 ci vorranno 67 anni per tutti, mentre in Irlanda si andrà in pensione a 66 anni e nel Regno Unito entro il 2020 l’età pensionabile per tutti arriverà a 66 anni; che scendono invece a 65 anni in Svizzera, Austria, Ungheria, Croazia, Belgio, Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Bulgaria, Polonia, Romania. Dai numeri risulta dunque chiara la necessità di riprendere le discussioni su piani di uscita prima come quota 100, mini pensioni, e contributivo, ma anche sull’assegno universale, per cui l’Italia si differenzia ancora dai suoi colleghi europei, considerando che negli altri Paesi questa misura è già in vigore.   

Considerando, però, che le pensioni sono fondamentali per l’economica e per sostenere l’occupazione, in ogni nazione, l’Europa potrebbe intervenire con leggi comunitarie per cercare di riequilibrare la situazione. In realtà, sembra stia già lavorando in tal senso, cercando innanzitutto di eliminare il divario pensionistico esistente tra uomo e donna. La commissaria europea all'occupazione Thyssen ha infatti annunciato nuove misure per bilanciare lavoro e famiglia e per affrontare il divario pensionistico di genere nell’Europa che saranno presentate nel 2016.

La Thyssen ha spiegato che la Commissione mira a promuovere maggiore flessibilità negli orari di lavoro e a garantire nuovi servizi per genitori-lavoratori e ai prestatori di cure assistenziali, cancellando, però, i disincentivi economici e fiscali all'ingresso delle donne nel mondo del lavoro. L’ideale sarebbe, però, andare oltre determinate strategie e definire normative per regolare le diverse situazioni, partendo dall’assegno universale, unica misura su cui la stessa Europa si dice d’accordo e che, tra l’altro, è già in vigore in quasi tutti gli altri Paesi Europei. Non a caso il ministro dell’Economia italiano ha aperto alla possibilità di erogazione di questo assegno, soprattutto per adeguarsi al modello europeo.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il