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Banche a rischio fallimento liste aggiornate. E nuovi rischi per conti correnti e obbligazioni con nuove regole 2016

Tra due settimane entra in vigore il bail-in. A pagare il fallimento delle banche saranno i creditori secondo un preciso ordine crescente.




Dal primo gennaio 2016 entra in vigore la direttiva europea sul risanamento delle crisi bancarie. Alla base del provvedimento c'è la volontà di non coinvolgere Stato e fondi pubblici dalle risoluzioni degli istituti privati del credito. In base alle nuove regole saranno chiamati al risanamento, in ordine, azionisti e creditori, tra cui rientrano i detentori di obbligazioni subordinate e di depositi per la parte che eccede i 100.000 euro. Il funzionamento è semplice: saranno azzerate e convertite le partecipazioni e le attività, così da ridurre il peso del passivo bancario. Solo in seguito si attingerà dalla liquidità non garantita.

In ballo c'è poi la costituzione di un fondo di 100 milioni di euro per rimborsare i risparmiatori. La novità è presente in cambiamento alla manovra, adesso all'attenzione di Montecitoriio I criteri sono i seguenti: i più deboli dal punto di vista socio-economico avranno la precedenza; l'indennizzo sarà maggiore per chi ha sottoscritto obbligazioni o strumenti finanziari con rendimenti medio-bassi; ristoro minore per chi ha incassato più cedole. Entrando nel dettaglio, il valore complessivo delle obbligazioni azzerate, pari a circa 788 milioni di euro. Una delle ipotesi è che il rimborso possa arrivare in qualche caso al 30%, ma è ancora tutto da definire. Con un fondo di 100 milioni di euro, in caso di ripartizione il tasso di copertura non arriva al 13%.

I soldi arrivano in realtà dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi ovvero lo strumento che il governo ha inizialmente pensato di utilizzare per salvare le banche. Sono 10.500 i possessori di obbligazioni subordinate colpiti dal crac dei quattro istituti di credito. Ma potrebbero essercene altri che le hanno acquistate sul mercato secondario e che hanno perso tutto. A chiedere l'intervento del governo sono state Banca Popolare dell'Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti ovvero le quattro banche a rischio fallimento. La procedura di risoluzione ha dato vita a quattro nuovi istituti.

L'operazione non varrà per tutti gli investitori coinvolti ma solo per persone fisiche, imprenditori individuali e agricoli. Restano quindi escluse le società. Un decreto del Ministero dell'Economia fisserà i criteri di quantificazione delle prestazioni "determinate in importi corrispondenti alla perdita subita" fino a un tetto massimo. Le procedure per accedere al fondo possono essere in tutto o in parte di natura arbitrale. In questo caso l'erogazione della prestazione è subordinata all'accertamento di responsabilità per violazione degli obblighi di correttezza nel collocamento. Resta salvo il diritto del risparmiatore al risarcimento del danno. Dovranno essere quindi definite le modalità di supporto alle procedure arbitrali, anche avvalendosi di organismi o camere arbitrali già esistenti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il