Scandalo voto per il sindaco a Palermo: reportage sulle schede falsificate di Repubblica TV

Leoluca Orlando, candidato dell'Unione sconfitto nelle comunali del mese scorso, presenta un'interpellanza al governo sulle presunte irregolarità del voto. L'esecutivo: 'Non risultano', ma un'inchiesta di Repubblica tv svela



Leoluca Orlando, candidato dell'Italia dei Valori nelle elezioni comunali di Palermo del 13 -14  maggio scorsi, ha presentato un'interpellanza al governo per chiarire, o tentare di farlo, lo stato degli accertamenti sui brogli che aveva denunciato pochi istanti dopo la sconfitta. L'esecutivo ha risposto gettando acqua sul fuoco. "In merito ai paventati brogli elettorali" denunciati a Palermo nelle ultime elezioni amministrative "sono in corso attività di indagine della Digos" ha detto in Aula della il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Paolo Naccarato.
"Il governo - ha proseguito Naccarato - ha il limite di analizzare quanti successo in uno spazio temporalmente definito ad oggi; continuerà a seguire con la massima attenzione lo svolgimento delle indagini già in corso". In una articolata risposta, Naccarato ha ribadito che "è stata dedicata la massima attenzione alla predisposizione di misure adeguate per garantire un ordinato svolgimento delle elezioni amministrative a Palermo", e che è stato "predisposto un dispiegamento di forze dell'ordine che ha consentito un efficace e completo controllo del territorio e degli spazi limitrofi ai plessi scolastici che ospitavano i seggi elettorali". Quanto alle anomalie precedenti alle operazioni di voto, sottolinea Naccarato, "nessuna specifica richiesta è stata formalizzata alla Questura di Palermo nei giorni di apertura dei seggi", mentre per le anomalie durante il voto "non si sono avute notizie di schede regolarmente vidimate e non votate, ritrovate fuori dai seggi, sia all'interno sia all'esterno delle scuole". Tuttavia, dice ancora, ci sono state contestazioni, su cui sono in corso indagini, in alcuni seggi per schede votate con una matita diversa da quella copiativa. Naccarato ha concluso assicurando che "il governo continuerà a seguire con la massima attenzione tutta la vicenda ed in primo luogo l'evoluzione delle indagini in corso e, nel rispetto totale della autonomia della magistratura, quanto ulteriormente dovesse venire ancora segnalato".

Questa, dunque, la posizione delle istituzioni. Ma un documentario trasmesso da "Repubblica tv" lascia intravedere una realtà quantomeno più agitata. L'autrice è Dina Lauricella, che si è immersa, durante e subito dopo le elezioni nel marasma della burocrazia della battaglia elettorale che, alla fine, ha premiato il forzista Diego Cammarata in una marea (50mila) di schede bianche e nulle. La Lauricella ha intervistato elettori delusi, candidati che non si sono trovati nemmeno la preferenza che avevano espresso per loro stessi, ha fotografato i verbali massacrati: corretti, imbiancati, incollati. Le proteste non sono venute solo dai candidati dell'Unione: anche qualcuno schierato con il centrodestra ancora non riesce a spiegarsi le incongruenze. Come Pietro Garofano, candidato alla lista "Vizzini per Paleremo", con il centrodestra: "Ero venuto a votare con la mia famiglia. Nel mio seggio alla fine per me non c'era neppure un voto, neppure quello sicuro che mi ero dato io". O Cristina Matranga della lista di Orlando: "Ho controllato, nel mio seggio era scomparso persino il mio di voto senza contare che in decine di verbali non c'era il mio nome, o era sbagliato, in alcuni ero diventata addirittura un uomo". Casi ancora più curiosi: Michele, presentatosi al seggio 395, è stato respinto: ""Qualcuno aveva già votato al posto mio, mi hanno detto che avevo già votato e che quindi non c'era nulla da fare". E quelle 260 schede, chiaramente di elettori diversi, con la stessa, identica grafia. Servizio "Voto già pronto"?


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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il