G8: intesa minima sulla ecologia, mentre Putin e Bush discutono insieme su scudo spaziale

Mentre gli otto grandi trovano un'intesa sui tagli alle emissioni, in linea con le direttive Onu, Putin e Bush a quattr'occhi discutono di un accordo sul progetto di scudo spaziale in Azerbaijan. I no-global continuano le proteste con un bli



Durante la passeggiata del mattino, all'esterno dello splendido Kempiski Grand Hotel di Heiligendamm, che ospita il vertice, Vladimir Putin e George Bush non si erano parlati. Lontani nella foto di famiglia, i due avevano continuato il loro gioco di ruoli, ben sapendo che si sarebbero detti tutto nel loro incontro bilaterale a margine del vertice. Il leader Usa aveva invitato il premier russo a "non drammatizzare" sulla questione dello scudo spaziale, ribadendo che "la guerra fredda è finita" e che la Russia non va considerata una minaccia per l'Europa. Si era perfino spinto, in uno slancio di diplomazia, ad invitare i generali di Mosca negli Stati Uniti "per assicurarsi che gli Usa non hanno intenzioni bellicose con il loro progetto di scudo antimissile". Più tardi, il faccia a faccia tra i due ha dischiuso la possibilità di un'intesa per la costruzione di uno scudo spaziale che gli Stati Uniti intendono costruire in Europa dell'Est, a condizione che una parte di questo sistema di difesa anti-missilistica sia dislocata in Azerbaijan, a Gabala, 250 chilometri dalla capitale Baku. L'installazione radar è operativa dall'era sovietica e può essere impiegata per l'avvistamento di missili lanciati da Paesi terzi; coinvolgerebbe attrezzature ed equipaggiamenti di fabbricazione russa. Sarebbe stato Putin a proporre un sito alternativo per il progetto, trovando per ora il compiacimento di Bush, che ha definito "costruttivo" il dialogo col premier russo, e "interessante" la sua proposta, pur non potendo ancora prendere impegni precisi.

Ma le schiarite non finiscono qui. In giornata gli otto grandi hanno raggiunto un accordo sul clima, nonostante la fumata nera di ieri. Un'intesa laboriosa che parla di "tagli sostanziali", ma che tuttavia non scioglie i dubbi sull'effettivo impegno comune a limitare le emissioni, nonostante la notte in bianco dei diplomatici per arrivare ad un risultato soddisfacente. Per ora i tagli di gas serra per combattere i cambiamenti climatici non saranno quelli proposti dalla Merkel (50% entro il 2050), e sottoscritti un po' a sorpresa da Sarkozy, che ha sottolineato come "il ruolo dell'Onu non è negoziabile". Ma la stessa Cancelliera tedesca avrebbe escogitato un espediente a piè di pagina, inserendo una clausola che richiama esplicitamente al rapporto dell'IPCC, la commissione Onu sul clima, che impone riduzioni precise, molto vicine alle sue richieste. E' da qui che si ripartirà anche verso la prossima conferenza sul clima, in programma a dicembre, a Bali, forti soprattutto di quanto il ruolo delle Nazioni Unite esca rafforzato da questa "evoluzione", che ha visto Francia, Italia e Gran Bretagna come principali alleati del governo tedesco. Nel documento, gli otto si impegnano a prendere "seriamente in considerazione la decisione di Ue, Canada e Giappone di ridurre i gas ad effetto serra di almeno la metà entro il 2050" e inoltre si rivolgono anche ai paesi emergenti perchè si associno al processo definito oggi. La questione sarà discussa domani con Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica, ospiti dei Grandi.

Ma più che "un grandissimo successo" come esulta la Merkel, l'intesa sembra un "buon compromesso", come l'ha definito Prodi. Una via di mezzo che dovrà comunque scontrarsi con la realtà, quella di un Blair scettico ("I dati precisi non vanno definiti in un G8" ha detto) e di un Bush che a parole si lascia andare, sostenendo che gli Usa possono mediare tra gli interessi degli otto grandi e quelli di Cina e India, ma che in realtà vuole assumere il ruolo guida sul problema proprio per gestirlo a modo suo, e coi suoi tempi. Non a caso gli Usa parlano già di una non specificata "tappa intermedia" prima che la questione giunga al tavolo delle Nazioni Unite.
Il leader americano ha provato a imporre agli altri premier la sua linea anche sulla questione Darfur, chiedendo sanzioni più severe nei confronti di Khartoum, e una nuova risoluzione Onu. Nessuna parola sull'interruzione dei negoziati per il nucleare iraniano, e nessun cenno alla cooperazione con l'Africa, timidamente sollevata da Prodi, e alla lotta all'Aids, sulla quale ha tuonato il Financial Times. Il giornale inglese ha criticato lo scarso impegno degli otto grandi nel garantire il pieno accesso al trattamento terapeutico per chi è affetto dal virus. A Gleneagles si era stabilito di aiutare 10 milioni di persone affette da Hiv entro il 2010 e assicurare il completo accesso alle cure entro il 2015, adesso sembra che la promessa sia ristretta a soli 5 milioni di ammalati.

Sul fronte sicurezza la giornata si annunciava meno burrascosa di quella di ieri. Eppure, tremila manifestanti hanno continuato a bloccare le strade, costringendo la polizia a usare gli idranti. Nella nottata il bilancio degli arresti per gli scontri di ieri è salito 300 persone, tra cui nessun italiano, con le forze dell'ordine alla ricerca di gruppi estremisti in possesso di bombe fumogene e incendiarie. Ma il piano sicurezza è stato comunque messo a dura prova da due ampi squarci provocati nella rete di protezione sottomarina lunga 4 chilometri e mezzo, fabbricata per evitare eventuali incursioni subacquee. Le forze dell'ordine sono allertate dal timore di possibili attentati terroristici di matrice islamica, nonostante un simile sabotaggio faccia pensare più che altro ad una dimostrazione di ambientalisti. Infatti, al largo di Heiligendamm una nave di Greenpeace riuscita a violare la zona proibita, ed è stata intercettata prima di riuscire a dirigersi verso la spiaggia dell'albergo che ospita gli otto grandi; ventuno componenti dell'ong sono stati arrestati e sono rimasti feriti due attivisti e un poliziotto. Gli ambientalisti volevano consegnare ai leader del G8 una petizione in cui si chiede un'immediata azione per affrontare il riscaldamento globale. Anche nei pressi della barriera di recinzione, già attaccata ieri, si sono radunati un migliaio di dimostranti, tenuti a bada dai poliziotti in assetto antisommossa. E al posto della manifestazione, prevista a Rostock e annullata ieri dalla Corte Costituzionale tedesca per timore di violenze, è stato il concerto che ha visto presenti Bono, Bob Geldof e la rockstar tedesca Herbert Groenemeyer a dare voce alla protesta di 70mila no-global. Sul palco sono saliti anche "ambasciatori musicali" e oratori dai cosiddetti "P8" (Poor8, "Gli 8 poveri"), cioè Bangladesh, Bolivia, Cambogia, Mali, Mozambico, Nicaragua, Zambia e Uganda.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il