Mutui e finanziamenti bancari: più alti nel sud d'Italia. Si rischia un fenomeno simile all'usura?

Il tasso di interesse per il credito, in particolare in Calabria, appare triplicato rispetto al resto del paese. Come dimostra la vicenda dell'imprenditore De Masi, che ha portato al rinvio a giudizio dei vertici di Bnl e di Antonveneta. E'



Un costo del denaro che nel Sud Italia può arrivare ad essere pagato con tassi di interesse del 25-35%, arrivando così a raddoppiarsi e finanche a triplicarsi in molte aree della Calabria. Un fenomeno che in una terra dove permane alto il condizionamento mafioso rischia di schiacciare lo sviluppo economico dell'imprenditoria locale, con ripercussioni pesanti sull'intero sistema occupazionale di questa regione che, con grande fatica, cerca di liberarsi dal giogo della mafia e della disoccupazione. Del resto, è proprio l'accesso al credito a vincolare nel Sud l'attività delle imprese, che così dipendendo per i loro investimenti e per la loro operatività dai prestiti e dai muti che le banche sono disposte a concedergli.

Proprio questa tendenza registrata nel Meridione, che appunto vede alcuni importanti istituti di credito far pagare il denaro a tassi di interesse al di sopra di quelli applicati nelle restanti aree del Paese, contribuendo ad alimentare la già marcata forbice di disparità fra Nord e Sud dell'Italia, ci ha spinto a presentare, come senatori di Sinistra democratica, un'interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio Prodi, al ministro dell'Economia Padoa-Schioppa e al ministro dell'Interno Amato, chiedendo un intervento diretto e immediato per ripristinare la legalità economica in una realtà che ne ha un forte bisogno.

E' emblematica in questo senso la vicenda dell'imprenditore calabrese Antonino De Masi, che da 52 anni esporta in tutto il mondo macchinari agricoli e per cui lavorano 280 addetti. De Masi in una lettera-denuncia indirizzata al premier, al ministro della Giustizia Mastella, a quello dello Sviluppo economico Bersani e al viceministro dell'Interno Minniti, nonché ai parlamentari calabresi e ai vertice della sua Regione, ha ricostruito e raccontato la propria esperienza di credito pagato a tassi salatissimi, superiori agli stessi limiti consentiti con l'applicazione della commissione del massimo scoperto. Il suo j'accuse ha determinato un procedimento giudiziario che, cominciato nell'ottobre 2005, ha portato al rinvio a giudizio, da parte del gup del tribunale di Palmi, del presidente di Bnl, dell'ex presidente della banca Antonveneta, insieme ad altri otto funzionari e dirigenti dei tre istituti di credito. La sua denuncia ha trovato conferma nella relazione tecnica prodotta dal perito nominato dal Tribunale, che ha evidenziato come ci sia stato per ben 15 trimestri un superamento del tasso di interesse soglia stabilito dalla legge contro l'usura: la 108 del 1996. Proprio questa norma prevede lo scatto del reato di usura quando il tasso di interesse supera del 50% il tasso medio rivelato ufficialmente ogni trimestre e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale.

Una vicenda preoccupante che ha spinto la Regione Calabria a costituirsi parte civile contro i tre istituti bancari e che per De Masi ha significato l'isolamento economico, con le banche coalizzate per fare intorno a lui una terra bruciata del credito, costringendolo di fatto a lavorare puntando soltanto sui contanti vista l'indisponibilità a concedergli prestiti e quant'altro.

La situazione denunciata appare confermata anche dal quinto rapporto annuale sul credito provinciale realizzato nel 2005 da Unioncamere in collaborazione con l'istituto Tagliacarne, il quale ha evidenziato come la riduzione del costo del denaro, che negli ultimi anni ha favorito la crescita di prestiti e mutui, abbia però inciso in modo negativo sulla "forbice" che da sempre allontana il Nord dal Sud del paese. Nell'87,4% delle province (90 province su 103, di cui 29 del Mezzogiorno), il costo del denaro si è ridotto rispetto al 2004, mentre nel 12,6% (13 province su 103, di cui 7 del Sud) è ulteriormente aumentato. E' il caso di Cosenza (0,79 punti percentuali in più rispetto al 2004), Reggio Calabria (+0,74%), Catanzaro (+0,70%), Crotone (+0,33%) e Napoli (+0,21%). I numeri parlano chiaro e chiedono un intervento che inverta il fenomeno, reso ancor più grave dal fatto che in Parlamento sono stati già depositati diversi progetti di legge finalizzati a depenalizzare il reato di usura bancaria.

Per questo, nella stessa interrogazione abbiamo chiesto al governo un intervento netto: in primis, la convocazione dei vertici di questi istituti bancari coinvolti e di tutti quelli che si trovano ad operare in Calabria, affinché venga prevista una riduzione del costo del denaro: una delle strade più importante per poter offrire una boccata di ossigeno ad una realtà asfittica dal punto di vista economico, ma anche criminale, visto il radicamento pervasivo del fenomeno dello strozzinaggio.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il