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Pensioni ultime notizie approvazioni finali Montecitorio e Palazzo Madama. Cosa può cambiare ancora quota 100, assegno universale

Se il governo non porrà la fiducia sulla manovra, sarà ancora possibile presentare cambiamenti, ma si tratterebbe solo di aggiustamenti marginali.




La versione finale sulla manovra nella parte che riguarda le pensioni rischia di lasciare l'amaro in bocca. Se le modifiche al testo governativo di Palazzo Madama sono risultate poco incisive, altrettanto si può dire dai cambiamenti approvati a Montecitorio. Sono stati sì previsti aggiustamenti e miglioramenti, ma non tali da poter parlare di riforma della previdenza di italiana. L'appuntamento con un vero cambio di passo è a questo punto rinviato al 2016. In ogni caso, al via oggi pomeriggio il voto dell'Aula, ma alla luce dei continui rinvii, non è da escludere che le operazioni possano prolungarsi e concludersi fino a lunedì. In ogni caso, il testo deve poi transitare di nuovo a Palazzo Madama per un'altra approvazione.

Se il governo non dovesse porre la fiducia, allora ci sarà spazio per la proposizione di qualche cambiamento sulle pensioni, sempre di tenuta minore, alla manovra. In tutti i casi non vanno messi in conto grandi stravolgimenti, come l'assegno universale o l'applicazione di quota 41 per i cosiddetti lavoratori precoci a firma del Movimento 5 Stelle, o dell'introduzione di quota 100, come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da maturare per potersi congedare dal lavoro, proposta anche dalla Lega. Ecco allora che di fatto la situazione rimarrà di fatto ingessata e il quadro delle pensioni in Italia non muterà un granché rispetto a quello dello scorso anno.

I cambiamenti last minute alla manovra prevedono l'obbligo per la pubblica amministrazione, soprattutto in riferimento alle pensioni, di procedere obbligatoriamente al pagamento per via telematica nel caso di importi superiore a mille euro; il via libera alla la proroga di un anno del contributivo donna con cui consentire l'accesso al trattamento previdenziale alle lavoratrici con 57 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi se dipendenti o a 58 anni e 3 mesi se autonome, in cambio del ricalcolo dell'assegno con il contributivo; il congelamento dell'aliquota contributiva al 27% per i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps ovvero i lavoratori autonomi.

Scatta poi il prossimo anno e non nel 2017 l'allargamento della no tax area per i pensionati ovvero della soglia di reddito entro la quale i pensionati non sono tenuti a versare l'Irpef: da 7.750 euro a 8.000 euro per gli over 75 anni e da 7.500 euro a 7.750 euro per gli under 75. A queste misure si aggiunge la staffetta ibrida con cui i lavoratori del settore privato 63enni a cui mancano tre anni dalla maturazione dei requisiti per il ritiro, possono concordare il part time con il proprio datore di lavoro, mantenendo il versamento di tutti i contributi e il 65% dello stipendio.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il