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Pensioni novità potrebbero essere sostenute per da Europa dopo rinnovate sollecitazioni al vertice Europeo

Europa da sempre contraria a novità pensionistiche potrebbe in realtà sostenere inizio cambiamento: situazione attuale, vertice e posizioni su nuove misure




Un vertice europeo decisamente controverso l'ultimo cui partecipano di grandi d'Europa per affrontare i temi più spinosi dell'attualità. Decisamente dura la posizione del premier italiano contro la procedura aperta da Bruxelles nei confronti del nostro Paese per la mancata identificazione immediata dei migranti. La parola d'ordine di questo vertice, come riferiscono le ultime notizie, è mettere finalmente in atto quanto già deciso finora, dai piani di controllo i migranti, considerando che l'Italia rimprovera che ricollocazione e rimpatri sono fermi e si spiega che i centri non sono realistici di fronte ai numeri previsti, all’erogazione dei fondi extra deficit.

Le novità, infatti, che l’Italia ha chiesto all’Europa maggiore libertà e meno vincoli per l’economia, soprattutto in riferimento ad eventuali sistemi da approvare tali da rilanciare l’occupazione. E d’altronde è la stessa Europa che da tempo dichiara di essere dalla parte di cambiamenti che riescano a dare nuova spinta al mercato del lavoro, nonostante dica no proprio a quei sistemi di cambiamento delle pensioni che darebbero nuova spinta al lavoro giovanile ma che, al contempo, permetterebbero anche di accumulare nuovi risparmi sul lungo periodo. Il motivo per cui l’Italia continua a chiedere più flessibilità all’Europa deriva dal fatto che finora, circa il 99% delle richieste avanzate, sono state soddisfatte, motivo per cui l’Europa potrebbe fidarsi di quanto dal nostro Paese dichiarato di voler fare.

Il problema è che bisognerebbe trovare una sorta di compromesso: in Italia si spinge, infatti, per rivedere le pensioni, ma non tutto l’esecutivo ha dimostrato di avere intenzione effettivamente di agire e considerando che l’Europa si dice da sempre da sempre contraria a cambiamenti pensionistici, è chiaro come la situazione appaia ancora decisamente tanto confusa. Diverse volte, infatti, l’Europa ha dichiarato di non essere favorevole a novità pensionistiche, giacchè, come ribadito più volte dai tecnici del Tesoro italiani, la legge pensioni attuale è l’unica che riesce a sostenere sostenibilità finanziaria, e quindi a mantener la tenuta dei conti pubblici, cosa che interessa particolarmente all’Europa.

E anzi: ultimamente l’Europa stessa ha richiesto anche cambiamenti negativi all’Italia, aprendo una nuova procedura di infrazione a causa del contributivo donna che permette di andare in pensione prima alle lavoratrici del settore privato e alle donne statali, che possono lasciare il lavoro prima rispetto agli uomini, sempre con penalizzazioni. L'Europa ha chiesto all'Italia perchè le donne devono avere la possibilità di andare in pensione prima e gli uomini no e l'Italia ha risposto giustificando l'esistenza di penalizzazioni per chi decide di uscire prima, ma L'Europa ha ritenuto tali motivazioni inefficienti e ora, per evitare sanzioni, il nostro Paese dovrebbe abolire completamente il contributivo donna per i prossimi anni (come sembra che farà) e sistemare anche la questione delle lavoratrici statali; o estendere il contributivo donna anche agli uomini, ipotesi che sembra al momento piuttosto difficile; o inserire accanto al contributivo donna nuovi sistemi di uscita prima per tutti per evitare discriminazioni.

Eppure, il nostro Paese, rispetto agli altri d’Europa, è quello in cui il sistema previdenziale risulta il più rigido, sia per quanto riguarda i requisiti di uscita imposta, sia per quanto riguarda valore degli assegni mensili, e, considerando che le pensioni sono fondamentali per l'economia di ogni nazione e il rilancio dell'occupazione, sarebbe bene che intervenisse con leggi comunitarie per cercare di equilibrare la situazione. Potremmo, tuttavia, dire che l’Europa stia già intraprendendo questo cammino, cercando innanzitutto di eliminare il divario pensionistico esistente tra uomo e donna.

La commissaria europea all'occupazione ha infatti annunciato nuove misure per bilanciare lavoro e famiglia e per affrontare il divario pensionistico di genere nell’Europa che saranno presentate nel 2016, mirando a promuovere maggiore flessibilità negli orari di lavoro e a garantire nuovi servizi per genitori-lavoratori e ai prestatori di cure assistenziali, cancellando, però, i disincentivi economici e fiscali all'ingresso delle donne nel mondo del lavoro. L’ideale sarebbe, però, andare oltre determinate strategie e definire normative per regolare le diverse situazioni, partendo dall’assegno universale, unica misura su cui la stessa Europa si dice d’accordo e che, tra l’altro, è già in vigore in quasi tutti gli altri Paesi Europei. Non a caso il ministro dell’Economia italiano ha aperto alla possibilità di erogazione di questo assegno, parlando di un'assicurazione comune contro la disoccupazione nella zona euro, 'progresso verso la solidarietà'.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il