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Pensioni ultime notizie assegno universale, contributivo donna, staffetta come funzionano davvero dopo approvazione. Per chi, età

Come funzionano e per chi valgono fondo povertà che anticipa assegno universale, staffetta ibrida e norme prorogate del contributivo donna: le novità e i beneficiari




Sono diverse le novità pensioni che si studiano da tempo per rivedere gli attuali requisiti di uscita dal lavoro, e renderli meno rigidi, e per definire misure di sostegno a coloro che si ritrovano in gravi difficoltà economiche a causa della perdita del lavoro ma impossibilitati ancora ad andare in pensione perché ben lontani dal raggiungimento dei requisiti necessari. E’ proprio per ovviare a questa situazione di difficoltà che il M5S e il presidente dell’Istituto di Previdenza poi hanno proposto l’introduzione di un assegno universale. Si tratta di una prestazione sociale, già in vigore tra l’altro in quasi tutti gli altri Paesi europei, che prevede l’erogazione di un assegno di circa 700 euro per gli over 55 che si ritrovano senza lavoro e che non possono ancora andare in pensione.

Ben lontani al momento dall’approvazione di questa misura, sono stati in tanti coloro che hanno spiegato che un primo passo verso l’introduzione dell’assegno universale è stata l’istituzione del nuovo fondo povertà approvato dall’esecutivo. Da tanti considerata una misura inutile e decisamente poco efficace, questo fondo prevede l’erogazione di un bonus del valore di circa 80-120 euro per ogni membro delle famiglie indigenti. I beneficiari sarebbero i nuclei familiari con un Isee di 3mila euro annui. Considerando questi requisiti, a detta di tanti, sarebbe stato meglio investire le risorse necessarie in altri cambiamenti, a partire dal miglioramento della staffetta ibrida che così come attualmente modulata dall’esecutivo e approvata, non dovrebbe essere poi così vantaggiosa per lavoratori e imprese.

Con questa novità, l’esecutivo permetterebbe agli over 63, cui mancano pochi anni al raggiungimento dei requisiti normalmente richiesti, di ridurre l’orario di lavoro, con conseguente riduzione dello stipendio, ma con i contributi previdenziali che continuerebbero ad essere regolarmente pagati dall’impresa. Si tratta di una misura che varrebbe solo per i lavoratori del settore privato, ma che non obbliga le imprese all'assunzione di nuovi giovani ogni qualvolta che un lavoratore più anziano decide di uscire prima. La previsione è che pian piano con questo sistema le imprese possano naturalmente svecchiarsi attraverso un meccanismo di turn over.

I miglioramenti richiesti prevedevano la cancellazione dell’obbligo di permesso del datore di lavoro e l’abbassamento dell’età di uscita. Tra le altre novità approvate per l’uscita prima, la proroga delle norme che permettono alle donne lavoratrici di anticipare la pensione. Per loro, dunque, è stata rinviata la possibilità di lasciare il lavoro a 57 anni di età con 35 anni di contributi per le statali, che salgono a 58 anni di età per le autonome, accettando il calcolo della loro pensione finale esclusivamente con meccanismo contributivo e penalizzazioni calcolate intorno al 25, 30%.

E’ spuntata, tuttavia, l’ipotesi di ulteriore rinvio di questo meccanismo in base alle risorse economiche disponibili. Per l’attuale proroga sono stati stanziati, infatti, 2,5 miliardi di euro, somma che secondo alcuni avanzerà e che potrebbe essere rimessa in discussione o per prorogare ulteriormente questo meccanismo di uscita per le donne o anche per l’approvazione di uno dei metodi in prova. Questi ultimi prevedono, in particolare, due versioni di quota 100, e vale a dire una quota 100 con erogazione della mini pensione per alleggerire le penalizzazioni decisamente alte e che arriverebbero al 12%; e una quota 100, sempre con penalità del 12% ma che prevede l’uscita a 64 anni e non più a 60; l’estensione del contributivo donna anche agli uomini e anch’esso accompagnato una mini pensione per alleggerire le penalizzazioni a carico del lavoratore che decide di uscire prima.

Nel caso del contributivo donna come oggi in vigore, infatti, le penalizzazioni si aggirano sul 25, 30%. Altro metodo prevede l’erogazione dell'assegno universale con la mini pensioni: in questo caso, il lavoratore che in età avanzata resta senza lavoro e a cui mancano tre anni dal raggiungimento della pensione normale può uscire prima percependo un assegno lordo di circa mille euro, erogato, però, sotto forma di prestito, per cui, maturati i requisiti pensionistici vigenti, dovrà restituire parte di quanto percepito.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il