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Pensioni 2016: tutti i sistemi ufficiali approvati per uscire prima con pensione anticipata. Per chi e come funzionano

Dopo approvazione novità pensioni che entreranno in vigore dal 2016, quali le possibilità di ulteriori cambiamenti e prospettive




Dopo mesi di discussioni, sono relative le novità pensioni approvate finora dall’esecutivo Renzi. Per alcuni si tratta di cambiamenti che potrebbero preludere a ulteriori provvedimenti in via di definizione il prossimo anno, per altri si tratta di cambiamenti minimi approvati solo per poter dire che qualcosa sulle pensioni è stato effettivamente realizzato, ma senza troppi risultati positivi. Le ultime notizie confermano, infatti, l’approvazione del nuovo fondo povertà, della staffetta ibrida e della proroga del contributivo donna con cancellazione dei tre mesi di aspettativa di vita. Ma si tratta di meccanismi che seppur consentano una revisione dei requisiti pensionistici attuali sono decisamente limitati.

Partendo dall’istituzione del fondo povertà, alcuni ritengono che sia il primo passo verso l’approvazione dell’assegno universale, prestazione sociale esistente già in quasi tutti gli altri Paesi europei che prevede l’erogazione di un assegno di circa 700 euro per gli over 55 che si ritrovano senza lavoro e che non possono ancora andare in pensione.

Il nuovo fondo povertà approvato dall’esecutivo prevede, invece, l’erogazione di un bonus di massimo 120 euro del valore di circa per ogni membro delle famiglie indigenti e verrebbe erogato a famiglie con un Isee di 3mila euro annui. Altra novità approvata è la staffetta ibrida che, però, così come approvata, non risulta conveniente per lavoratori e imprese. La staffetta ibrida permetterebbe agli over 63, cui mancano pochi anni al raggiungimento dei requisiti normalmente richiesti, di ridurre l’orario di lavoro, con conseguente riduzione dello stipendio, ma con i contributi previdenziali che continuerebbero ad essere regolarmente versati dall’impresa.

Si tratta di una misura che varrebbe solo per i lavoratori del settore privato, ma che non obbliga le imprese all'assunzione di nuovi giovani ogni qualvolta che un lavoratore più anziano decide di uscire prima. Il problema è che a fronte di un rilancio dell’occupazione giovanile incerto, considerando che non è obbligatorio il turn over, l’azienda di ritroverebbe a pagare contributi previdenziali normali a lavoratori che lavorano meno, rappresentando un costo elevato.

Approvata anche la proroga contributivo donna, vale a dire delle norme che permettono alle donne lavoratrici di anticipare la pensione a 57 anni di età con 35 anni di contributi per le statali, e a 58 anni di età per le autonome, accettando il calcolo della loro pensione finale esclusivamente con meccanismo contributivo e penalizzazioni calcolate intorno al 25, 30%. Considerando le risorse economiche stanziate, circa 2,5 miliardi di euro, che probabilmente avanzeranno, secondo le previsioni, è possibile che questo sistema venga ulteriormente prorogato o, meglio, esteso anche agli uomini, in modo da evitare discriminazioni di genere.

Ciò significa che le novità approvate per il 2016 potrebbero aprire nuovi scenari di approvazione di ulteriori cambiamenti, come, per esempio, uno dei nuovi metodi in prova, per cui potrebbero essere impiegate anche le stesse risorse avanzanti dalla proroga del contributivo donna attualmente approvato, in alternativa all’estensione del meccanismo agli uomini. I metodi in prova sarebbero: le due versioni di quota 100, e vale a dire una quota 100 con erogazione della mini pensione per alleggerire le penalizzazioni decisamente alte e che arriverebbero al 12%; e una quota 100, sempre con penalità del 12% ma che prevede l’uscita a 64 anni e non più a 60; l’estensione del contributivo donna anche agli uomini e anch’esso accompagnato una mini pensione per alleggerire le penalizzazioni a carico del lavoratore che decide di uscire prima.

Ma anche l’erogazione dell'assegno universale con la mini pensioni: in questo caso, il lavoratore che in età avanzata resta senza lavoro e a cui mancano tre anni dal raggiungimento della pensione normale può uscire prima percependo un assegno lordo di circa mille euro, erogato, però, sotto forma di prestito, per cui, maturati i normali requisiti pensionistici, bisognerà restituire parte di quanto percepito.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il