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Borse e azioni migliori: previsioni per il 2016

Sono tante le variabili da prendere in considerazione da parte di chi intende investire in azioni nei prossimi 12 mesi.




Sono due gli aspetti preliminari da prendere in considerazione quando si tratta di fare previsione sulle borse e sull'economia per il 2016. Il primo è il rialzo dei dei tassi americani, il secondo è il Quantitative easing lanciato dalla Banca centrale europea. Il tutto mentre si assiste alla crisi delle obbligazioni subordinate. Insomma, trovare gli investimenti migliori ovvero quelli più sicuri per i propri risparmi non è affatto un'operazione semplice. C'è poi un trend da tenere in considerazione: è quello del prezzo del petrolio che è in costante calo con conseguenti ripercussioni su tutti i settori collegati, oltre che naturalmente sui mercati finanziari.

Sotto il primo punto di vista, il calo del prezzo del petrolio porta alla riduzione dei costi delle aziende, soprattutto quelle dei comparti della manifattura e dei trasporti con aumento del reddito disponibile dei cittadini. Ma è anche vero, come spiega Giordano Beani, gestore azionario globale di Bnp Paribas Ip, che nel breve termine "un brusco calo delle quotazioni del greggio provoca instabilità perché i mercati azionari non amano le variazioni troppo repentine. Nelle circostanze attuali, inoltre, sono i mercati del reddito fisso, in particolare quello delle obbligazioni high yield - alto rischio, alto rendimento - a subire le perdite più rilevanti"

Per quanto riguarda le società del settore dell'energia. Se la performance dei prezzi del barile dovesse proseguire anche nei prossimi mesi, allora le grandi multinazionali continueranno a perdere parte della capitalizzazione. Va da sé che occorre tenere presente anche la situazione opposta. Se dovesse esserci una crescita, i profitto delle società petrolifere ovvero le quotazioni di borsa dei rispetti titoli schizzeranno verso l'alto. In ogni caso, la relazione tra prezzo del barile e andamento dei corsi generali di borsa è piuttosto complessa.

Un'altra tendenza dovrebbe essere quell'aumento degli investimenti nei mercati esteri. Secondo report recenti, negli ultimi anni, gli italiani, sia a livello individuale sia d'impresa, hanno effettuato investimenti in attività finanziarie estere a un ritmo pari a più del doppio di quello degli anni pre-crisi. A tal proposito, secondo Charles Kantor, portfolio manager del fondo US Long Short Equity di Neuberger Berman, le valutazioni azionarie negli Stati Uniti "sembrano stimare una crescita molto lenta, più vicina alla stagnazione che ad una tendenza di normalizzazione a lungo termine". Quindi, "qualsiasi indizio che riveli che l'economia globale non sta andando verso una recessione o una stagnazione secolare potrebbe essere un'ottima notizia per chi investe in asset rischiosi".

Come di consueto, anche quest'anno presso la sede del Sole 24 Ore è stato organizzato il Forum degli asset manager, l'appuntamento in cui i money manager delle principali società di gestine italiane ed estere offrono consigli e suggerimenti per impostare le scelte di investimento per il 2016. Si tratta insomma di un faro per capire cosa può accadere sui mercati, aiutare i risparmiatori a prendere decisioni di investimento consapevoli, coerenti con il grado di rischio che si è disposti a sostenere e gli obiettivi che si intendono raggiungere. La conclusione? Una preferenza per l'azionario europeo, giapponese e dei Paesi emergenti, mentre dal versante dei bond fari puntati sui titoli corporate e high yield con la raccomandazione di affidarsi a gestori esperti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il