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Ultime notizie e novità pensioni 2016: cosa significa davvero l'annuncio di un piano ufficiale per le pensioni 2016

Nonostante le intenzioni di lavoro per i prossimi mesi, ulteriori novità pensioni potrebbero arrivare anche tra due anni. Situazione e prospettive reali




Cambiano ancora dal 2016 i requisiti per accedere alla pensione finale e l’età si alzerà ulteriormente di quattro mesi, passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi, un aumento che renderà ancor più rigide le attuali norme che nel corso di questi ultimi mesi in tanti tra forze politiche e sociali hanno chiesto di cambiare. Ma le novità in tal senso alla fine di questo altro anno sono state nulle esattamente come accaduto già lo scorso anno. Dopo diversi annunci di cambiamenti infatti, anche l’anno scorso si è chiuso con un nulla di fatto significativo per le pensioni che tra le uniche novità approvate hanno visto la cancellazione delle penalità per precoci e usuranti che avessero deciso di andare in pensione prima. Misura tuttavia sperimentale perché, secondo quanto allora previsto, dal 2017 si sarebbe tornati a calcolare le decurtazioni sugli assegni finali di chi avesse voluto lasciare il lavoro prima.

Quest’anno si chiude invece con una serie di novità, dall'anticipo dal 2017 al 2016 della no tax area per i pensionati over 75 fino a 8.000 euro all'anno; alla rivalutazione degli assegni pensionistici, seppur minima,indipendentemente dall’effetto dell’andamento negativo dei prezzi; alla proroga della cancellazione delle penalizzazioni per precoci e usuranti che decidono di andare in pensione prima; alla proroga di ulteriori tre mesi delle norme che permettono alle donne di lasciare prima il lavoro con la cancellazione, dunque, dell’aspettativa di vita. A queste novità si accompagna anche l’istituzione di un nuovo fondo povertà che, a detta di molti, anticipa l’introduzione dell’assegno universale, e la conferma della staffetta ibrida, ma come modulata inizialmente, cioè poco vantaggiosa per lavoratori e imprese.

Diverse dunque le misure approvate ma pur sempre limitate e che non rappresentano in nessun caso quella soluzione universale auspicata ormai sin da troppo tempo. Questa chiusura d’anno negativa non è nemmeno supportata dalle buone speranze di vedere realizzate novità certe nei prossimi mesi. Manca infatti quella legge delega che avrebbe rappresentato un impegno concreto da parte dell’esecutivo nella ripresa in tempi certi di discussioni sulle pensioni volte alla definizione di soluzioni per tutti. E la mancata approvazione di questa legge delega non  rappresenta certamente un segnale positivo.

E se considerando che anche i ministri di Economia e Lavoro, così come diversi viceministri e sottosegretari, hanno sempre dichiarato che si rimetterà mano alle pensioni quando e se ci sarà l’occasione potremmo iniziare a pensare in termini decisamente probabilistici sulla ripresa delle sole discussioni previdenziali nel breve periodo. Probabilmente, come accaduto finora, ci saranno sempre questioni che l’esecutivo continuerà a ritenere sempre prioritarie rispetto alle pensioni.

Qualche nuovo annuncio di possibili cambiamenti al vaglio potrebbe arrivare in prossimità delle elezioni amministrative 2016, con una serie di promesse che, se effettivamente mantenute, potrebbero trovare applicazione solo dopo due anni. E se così fosse, sarebbe vero che l’anno prossimo si farebbe qualcosa per le pensioni, ma anche solo l’annuncio di una legge delega rimanderebbe comunque tutto a due anni ancora, così come sta accadendo per la riforma della P.A. di cui si discute da oltre un anno e per cui si attendono ancora decreti attuativi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il