Rifiuti in Campania: Bertolaso duramente contestato. La situazione rimane sempre difficile

In visita ad Ariano Irpino, il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania è stato duramente contestato dalla popolazione. Un precedente grave in un contesto altrettanto preoccupante



L'aggressione avvenuta ai danni del commissario Bertolaso ad Ariano Irpino, mentre si apprestava ad incontrare le autorità locali di quella comunità, rappresenta un precedente estremamente pericoloso e da condannare senza appello. Senza dubbio questo episodio rivela un clima, una tendenza che nel corso delle ultime settimane si è fatta più acuta: la difficoltà di esercitare un potere di persuasione verso popolazioni da anni vessate da una situazione insostenibile, che progressivamente ha moltiplicato l' esasperazione e talvolta i localismi.

Siamo in Campania nel pieno di una acuta crisi in materia di rifiuti, per la verità da tempo prevista e abbondantemente annunciata. Al fine di prevenirla e mitigarla erano stati accresciuti, col decreto di fine anno di proroga del Commissariato, i poteri di Bertolaso. Nulla però è stato fatto per approntare soluzioni in grado di non fare precipitare l'intera regione nella emergenza che è stata definita "tragica" dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Qualche settimana fa il Commissario straordinario ha parlato di "grave rischio sanitario" e del possibile insorgere di epidemie.

Adesso che i rifiuti ingombrano le strade delle città e dei paesi, che il percolato sgocciola nelle fogne e nelle falde acquifere, che i cumuli della immondizia si trasformano in roghi da cui si sprigiona diossina, tutti parlano della necessità che ciascuno sia chiamato ad assumersi le proprie responsabilità. Ma il richiamo al dovere per tutti di collaborare per fuoriuscire dalla grave situazione in atto è null'altro che un'insieme di parole senza senso se non si fa riferimento alla indicazione delle responsabilità (nella nostra situazione è questo l'uso più appropriato della parola) che ci hanno condotto a questo punto. Responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. Responsabilità di coloro i quali in tutti questi anni sono stati investiti dei poteri ordinari e straordinari per affrontare le emergenze e per costruire un governo normale del ciclo integrato dei rifiuti.

E' dal 1994 che in pratica tutti i poteri sono stati affidati al Commissariato nel mentre le province e i comuni sono stati privati di ogni funzione. E' stata resa nota nei giorni scorsi la relazione della Corte dei Conti sui commissariamenti dei rifiuti nelle regioni del Mezzogiorno ed è un duro atto d'accusa nei confronti di questi istituti che sono venuti meno proprio nelle funzioni per le quali erano stati pensati. Non hanno saputo ottenere apprezzabili risultati né nella costruzione delle soluzioni impiantistiche previste né ai fini di un effettivo decollo della differenziata, non hanno conseguito una più efficace applicazione della disciplina ambientale, non hanno garantito nell'affidamento degli appalti il rispetto delle norme di concorrenza, non hanno costituito una barriera impenetrabile nei confronti della criminalità organizzata come gli arresti avvenuti nei mesi scorsi nella nostra regione dimostrano. Insomma si è trattato di strutture inefficienti che hanno vissuto solo nella logica della perpetuazione della emergenza. C'è una responsabilità dell'istituto in quanto tale (i Commissariati) ma c'è anche una responsabilità di chi ne ha retto le sorti ed essa non va sottaciuta anche se si tratta, per stare agli ultimi anni, di Bassolino, Catenacci e Bertolaso.

Adesso serve una svolta che, assumendo la necessità di salvaguardare la salute dei cittadini e di conseguire forme di gestione civili, porti a superare metodi e contenuti di una gestione pluridecennale sbagliata e inefficiente. Servono soluzioni drastiche ma concordate. Gli atti di forza e la militarizzazione non possono infatti sostituirsi al metodo del confronto con le comunità locali e della concertazione con le istituzioni territorialmente interessate.

Dall'emergenza in atto dobbiamo uscire realizzando i siti di sversamento ma anche fornendo certezze alla popolazione campana circa i tempi dell'attuazione del piano regionale per i rifiuti, conseguendo finalmente l'avvio di una efficiente raccolta differenziata e soprattutto realizzando in concreto le condizioni per il superamento della gestione commissariale e di tutto il modello a valle della stessa, fatto di consorzi e società che si sono trasformati in carrozzoni clientelari permeabili agli sprechi ed al malaffare.

Tutto ciò che nel decreto va nella direzione del superamento dell'emergenza va sostenuto e bisogna adoperarsi per evitare che insorgano nuove tensioni nei territori prescelti per ospitare le discariche e le soluzioni di stoccaggio temporaneo.

Nel decreto, però, ci sono misure che riguardano il futuro, che disegnano e precostituiscono la futura gestione ordinaria. Esse non possono rimanere assegnate all'esclusiva competenza dei poteri commissariali determinando così il commissariamento all'infinito della politica e delle istituzioni locali. Il nuovo piano dei rifiuti deve nascere dall'intesa delle istituzioni interessate e deve essere discusso e approvato dai consigli provinciali e dal consiglio regionale se davvero si vuole conseguire una piena responsabilizzazione delle popolazioni e dei gruppi dirigenti nei territori. Dai due termovalorizzatori previsti dal vecchio piano stiamo via via passando a tre, a quattro, a cinque. Ciascuno vuole fare da se. Si fanno avanti poteri locali, tecnici, gruppi industriali interessati al nuovo business. Chi decide e come si decide?

Per questo il decreto del governo dell'11 maggio dovrà essere ampiamente corretto in Parlamento. In esso si continua a fare riferimento alla legge regionale n. 10 del 1993 e alle strutture consortili che ne derivano e si ignora completamente la nuova legge regionale di recente approvata che prevede la costituzione degli ATO provinciali. Si tratta di strutture imprescindibili per il passaggio all'ordinario e solo in questa direzione può avere senso l'attribuzione di poteri commissariali ai presidenti delle Province unitamente alla responsabilità dell'attuazione di un efficace piano di raccolta differenziata.

Il costo della emergenza e dell'approntamento delle soluzioni necessarie al suo superamento non può essere scaricato sui cittadini attraverso un aumento consistente (oltre il 25 per cento) e straordinario (per i prossimi cinque anni) della tassa per lo smaltimento dei rifiuti. Soprattutto non può cadere addosso ai cittadini il peso degli sprechi e degli organici gonfiati nei consorzi e nelle società. I cittadini ne risulterebbero doppiamente penalizzati: perché, a causa della crisi in atto, privati del servizio di smaltimento e perché costretti a pagare di più. L'emergenza è una cosa, la gestione ordinaria un'altra. Essa non può caricarsi il pesante retaggio della prima.

Voltare pagina e realizzare una svolta significa partire da qui per costruire un nuovo e più corretto rapporto tra istituzioni e cittadini.
In questo senso andrà il nostro impegno in Parlamento e quello dell'intero gruppo di Sinistra Democratica.

*Deputati di Sinistra democratica

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il