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Pensioni ultime notizie Europa, Ocse, Fmi rilanciano novità quota 100, mini pensioni per accrescere produttività

Dopo Ocse ed Fmi anche l'Europa rilancia sulla necessità di rilancio del lavoro soprattutto giovanile attraverso novità pensioni: situazione attuale e cosa fare




Cala la produttività italiana, le menti brillanti sono costrette a emigrare, lasciando così indietro lo sviluppo e la competitività del nostro Paese: le ultime novità decisamente poco incoraggianti sullo stato di sviluppo del lavoro, soprattutto giovanile, in Italia, non raccontano nulla di buono secondo alcuni commissari europei. Secondo l'Europa, la produttività italiana è in calo mentre cresce nel resto d'Europa e in maniera esorbitante negli Stati Uniti. A contribuire a questa crescita è certamente l'organizzazione e il modello di sviluppo del lavoro, cosa che nel nostro Paese manca e che viene ancor più 'affossata' da un'uscita dal lavoro sempre più tardi, il che impedisce un turn over capace di dare possibilità di impiego ai giovani, stimolo per la produttività, la competitività, e, di conseguenza, per l'economia in generale.

Anche da questa analisi, dunque, emerge la necessità di agire sulle pensioni collegate al lavoro. La stessa Europa, del resto, che da sempre si dice contraria a cambiamenti pensionistici ha più volte detto che sarebbe favorevole solo a misure che fossero stimolo per il lavoro. E sistemi come quota 100, mini pensione o uno dei nuovi metodi in prova avrebbero il duplice vantaggio non solo di rilanciare l'occupazione giovanile, attraverso prepensionamenti dei lavoratori più anziani e conseguente ingresso dei più giovani nel mondo del lavoro, ma anche di accumulare nuovi risparmi, nel lungo periodo, derivanti dalle penalizzazioni imposte da ogni sistema. Prima di queste recenti considerazioni dell’Europa, già Ocse ed Fmi avevano lanciato un monito per la necessità di revisione delle pensioni collegate al lavoro.

L’Ocse sostiene, per esempio, da sempre la necessità di divisione di spesa assistenziale da spesa previdenziale, sottolineando come l’Italia, rispetto ai suoi colleghi europei, abbia una spesa contributiva sul lavoro dipendente al 33% sulla retribuzione, molto più alta degli altri Paesi, e che quindi deve essere diminuita e proprio in vista di questa necessità esorta l’esecutivo a rivedere il sistema pensionistico attuale. Nonostante l’Ocse ritenga, da sempre, che l’attuale legge pensioni garantisca sostenibilità finanziaria al Paese, appoggia le misure del piano pensioni dell’Istituto di Previdenza, a partire dal ricalcolo contributivo per coloro che percepiscono pensioni elevate a fronte di un basso livello di contributi versati.

Il monito di cambiamenti per le pensioni italiane necessari perché collegate a lavoro e produttività è arrivato la scorsa estate anche dall’Fmi, secondo cui gradualmente l’economia italiana ‘sta emergendo da una prolungata recessione ma la ripresa è ancora fragile, nonostante le azioni politiche coraggiose che, insieme con le azioni a livello europeo hanno contribuito al rilancio dell’economia italiana e hanno migliorato la fiducia’. Secondo l’Fmi, riforme come il Jobs Act sono state decisamente incisive per la ripresa e per questo è necessario continuare su questa strada, con quelle riforme strutturali annunciate e novità previdenziali collegate al lavoro.

Per aumentare la produttività e far tornare i salari ai livelli pre-crisi, secondo l’Fmi, servono politiche incisive altrimenti ci vorranno ben 20 anni circa perché in Italia si torni ai livelli pre crisi. Per il Fondo Monetario Internazione, ‘In Italia il tasso naturale di disoccupazione è previsto a un livello più alto che durante la crisi. Senza un significativo rialzo della crescita all'Italia e al Portogallo potrebbero servire quasi 20 anni per ridurre la disoccupazione ai livelli pre-crisi’ e ha rilanciato sulla necessità di intervenire sui salari, per arginare quella povertà crescente nel nostro Paese, ma anche sull’attuale legge pensionistica, modificando i requisiti di accesso alla pensione per permettere ai lavoratori più anziani di andare in pensione prima e lasciare così spazio all’ingresso dei più giovani nel mondo del lavoro. Novità pensioni e rilancio dell’occupazione, soprattutto giovanile, sarebbero dunque strettamente collegati in un piano di rilancio della produttività e quindi dell’economia in generale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il