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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni, assegno universale novità, domande e risposte prospettive

Domande e risposte per chiarire situazione pensionistica attuale, novità necessarie e cambiamenti già certi: il quadro e le prospettive




Il dibattito sulle pensioni non si ferma e dopo un anno di intense discussioni poco cambierà nei prossimi mesi: l’obiettivo, e le richieste di forze politiche e sociali, era quello di rivedere i requisiti di accesso alla pensione, troppo rigidi, rendendoli più flessibili e cercando di rilanciare, al tempo stesso, l’occupazione giovanile. Nulla però è stato fatto in tal senso e ci si chiede ora quando si tornerà a discutere di queste novità. Cerchiamo di capire, dunque, quali sono i cambiamenti sostenuti finora e come sono stati modificati e quali quelli necessari e più urgenti.  

- Chi appoggia quota 100 e mini pensioni o assegno universale tra Lega, Pd, Movimento 5 Stelle?

Da sempre le forze politiche chiedono all’esecutivo cambiamenti pensionistici e tra quota 100, mini pensione, assegno universale, sembrano tutti più o meno concordi, da Pd a M5S, Lega sull’introduzione dell’assegno universale, prestazione sociale che già esiste in quasi tutti gli altri Paesi europei. Lega e M5S spingono poi per l’uscita prima con quota 100, e penalizzazioni, e anche l’opposizione interna del Pd sostiene questo metodo di uscita prima, anche accompagnato dalla mini pensione per alleggerire le penalizzazioni. Punta, invece, sempre sull’aumento delle pensioni minime Forza Italia, che vorrebbe portarle tra gli 800 e i mille euro.

- Cosa sostengono Ministeri e Istituto Previdenza?

Controversa la posizione di autorevoli esponenti dell’esecutivo sulla questione pensione. Nonostante da tempo si rilanci ormai sulla necessità di cambiamenti, il ministro dell’Economia è da sempre contrario a modifiche dell’attuale legge pensioni, aprendo solo all’assegno universale ma soprattutto per adeguarsi al modello europeo, visto che questo sostegno non esiste solo nel nostro Paese e in Grecia. Anche il ministro del Lavoro sostiene l’assegno universale, modificandolo nella impostazione data dal presidente dell’Istituto di Previdenza. Quest’ultimo, infatti, nel suo piano pensioni lo avrebbe modulato per tutti gli over 55 che perdono il lavoro ma non hanno ancora i requisiti necessari per andare in pensione. Il ministro del Lavoro ne condivide questa impostazione ma vorrebbe limitarlo ad un periodo di tempo di due anni e per quanto riguarda ulteriori cambiamenti per le pensioni, ne ha più volte sottolineato la necessità in rapporto al lavoro, precisando che qualcosa si farà quando ci sarà ‘l’occasione’. Del tutto diversa la posizione del presidente dell’Istituto di Previdenza che punta ad una revisione di norme pensionistiche e sistema previdenziale sin dalla sua nomina e che dopo aver presentato, d’accordo con l’esecutivo, il suo progetto pensioni, per cui al momento nulla è stato fatto, ha chiaramente detto che ne riprenderà la discussione in breve tempo, perché per rendere il sistema previdenziale più equo per tutti e sostenibile è necessario agire orma in tempi brevi. Tra le ultime novità, la sua apertura alla quota 41.
 
- Quali sono le attuali regole riviste, per chi, quando e come funzionano per quota 100, assegno universale, mini pensioni?

In chiusura d’anno l’unica certezza è che i cambiamenti richiesti per le pensioni, vale a dire i meccanismi di prepensionamento come quota 100, mini pensione, contributivo, uno dei metodi in prova di cui si parla da mesi, e assegno universale, non sono stati approvati e sono stati rimandati ancora una volta a chissà quando. Le ultime notizie continuano a confermare che l’unica misura su cui tutti sembrano d’accordo è l’assegno universale, un sostegno sociale che esiste già in quasi tutti gli altri Paesi europei, motivo per il quale anche il ministro dell’Economia ha aperto alla sua fattibilità. A rilanciare da sempre sull’assegno universale, per tutti, il M5S, appoggiato in questo caso dalla Lega ma anche da parte del Pd, dal presidente dell’Istituto di Previdenza, che lo ha proposto per gli over 55 che si ritrovano senza lavoro ma ancora ben lontani dal raggiungimento della pensione, e dal ministro del Lavoro che ne sostiene l’impostazione del presidente dell’Istituto di Previdenza, limitandolo però solo per due anni. Nulla è stato fatto per la quota 100m che nel corso dei mesi è stata ritoccata: la versione iniziale di questo sistema prevedeva l’uscita a 60 anni di età e 40 di contributi o 61 anni di età e 39 di contributi e così via purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva desse 100 come risultato, accompagnato chiaramente da penalizzazioni. Qualche mese fa poi ne sono state proposte due di versioni di uscita con quota 100: una che prevedesse un la quota 100 con erogazione della mini pensione per alleggerire le penalizzazioni decisamente alte e che arriverebbero al 12%; e uscita con quota 100, sempre con penalità del 12% ma uscita a 64 anni e non più a 60 come prevedeva l’inizialmente piano. Passando alla mini pensioni, inizialmente avrebbe dovuto permettere ai lavoratori di andare in pensione due o tre anni prima, percependo una mini pensione sotto forma di prestito che, una volta maturati i normali requisiti richiesti, avrebbe dovuto essere restituito dal lavoratore stesso con piccole decurtazioni dell’assegno finale. L’opposizione interna del Pd ha sostenuto questo piano anche come accompagnamento della quota 100, in modo da rendere meno pesanti le penalizzazioni previste da quest’ultimo sistema.  

- Chi ha più probabilità di passare tra quota 100, assegno universale e mini pensioni?

Tra i sistemi appena citati, quello che ha più probabilità di passare in un primo momento è l’assegno universale: solo qualche giorno fa la presidente della Camera ne ha rilanciato l’importanza nella prospettiva di un ‘sogno europeo’. Secondo la Boldrini, che ha sottolineato come l'assegno universale esista già in altri 26 Stati europei, le risorse necessarie per l’istituzione di questo assegno deriverebbero direttamente dall’Europa attraverso l’introduzione di imposte relative a specifiche operazioni e non a carico dei contribuenti, come la carbon tax europea. Quest’ultima posizione, insieme all’apertura del ministro dell’Economia sull’assegno universale, e il fatto che forze politiche e presidente dell’Istituto di Previdenza ne sostengono l’importanza, potrebbe rappresentare una nuova svolta in vista della ripresa delle discussioni sulla questione previdenziale che potrebbe avvenire già nei mesi di gennaio e febbraio prossimi, alla ricerca di quelle soluzioni universali che riescano a soddisfare le richieste di cambiamento avanzate nel corso di questi mesi, senza risposte positive però, da forze politiche e sociali.

- Quali cambiamenti potranno avvenire, quali sono già certi e quali in dubbio?

Dopo le novità minime approvate per le pensioni, il cambiamento pensionistico certo che si verificherà ormai tra qualche giorno soltanto, cioè dal prossimo primo gennaio, è l’aumento dell’età pensionabile, che passerà da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi. Altro cambiamento certo è quello che dovrebbe derivare dalla nuova procedura di infrazione aperta dall’Europa nei confronti del nostro Paese.  Qualche settimana fa, infatti, l’Europa ha aperto una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per una disparità di trattamento di genere esistente, vale a dire le norme che permettono alle donne di andare in pensione prima rispetto agli uomini. L'Europa ha chiesto all'Italia perchè le donne hanno tale possibilità e l'Italia ha risposto giustificando l'esistenza di penalizzazioni per chi decide di uscire prima, ma si tratta di motivazioni che sono state considerate poco soddisfacenti e evitare sanzioni l’Italia ora dovrebbe: o cancellare totalmente queste norme privilegiate per le donne per i prossimi anni; o estenderle anche agli uomini; o comunque inserire accanto ad esse nuovi sistemi di uscita prima per tutti, come quota 100 o mini pensioni, per evitare discriminazioni. Si tratta di una procedura che potrebbe avere conseguenze positive, se le norme di uscita prima per le donne venissero o estese anche agli uomini o accompagnate da altri meccanismi di prepensionamento per tutti; o negativa, se invece tali norme per le donne venissero abolite senza alcuna misura alternativa per permettere l’uscita prima a tutti portando un peggioramento per tutti piuttosto che un miglioramento. E questo contribuirebbe a mantenere ancora piuttosto rigido il nostro sistema pensionistico, già considerato il più rigido d’Europa. Solo nei mesi futuri si potrà invece capire quale saranno le decisioni su quei meccanismi di prepensionamento, come quota 100 o mini pensione, su cui si sono sempre detti tutti d’accordo, dai partiti politici alle forze politiche, ma per cui non è mai stato fatto nulla. Stesso discorso per l’assegno universale. Dubbi permangono sulla cancellazione delle ricongiunzioni onerose: era stato chiesto di inserire questa misura, insieme alla semplificazione del cumulo, tra i cambiamenti approvati dall’esecutivo ma nulla è stato fatto nemmeno in tal senso.

- Cosa indicano studi e statistiche su cambiamenti?

Studi e statistiche indicano la necessità di cambiare l’attuale legge pensioni in Italia, sia per rilanciare l’occupazione giovanile, che continua ad essere decisamente bassa, sia per aumentare il valore degli assegni pensionistici, decisamente bassi. La legge pensioni attuale prevede che, vivendo più a lungo, si può anche lavorare più a lungo e questo significa mantenere a lavoro le persone già impiegate per più tempo e impedire la creazione di nuovi posti di lavoro per i lavoratori più giovani, meccanismo che certo non giova all’economia. Senza considerare la necessità di dividere, come proposto nel corso di questi mesi, spesa assistenziale da spesa prettamente pensionistica. Gran parte, infatti, della spesa previdenziale italiana è di tipo assistenziale e ridurla significherebbe spendere di meno. Basti pensare che da un recente Rapporto sugli ammortizzatori sociali della Uil, è emerso che nel 2014 sono stati spesi 23,9 miliardi per ammortizzatori sociali, tra cassa integrazione, Aspi, mini Aspi e disoccupazione, con un saldo negativo di 14,6 miliardi di euro, cifra che invece avrebbe potuto permettere di agire sulle pensioni con l’approvazione, per esempio, dell’assegno universale. I numeri hanno poi confermato un boom di pensioni anticipate, ben 109mila primi 9 mesi del 2015: nonostante le penalizzazioni cui i lavoratori sanno di andare incontro decidendo di lasciare prima il lavoro rispetto alla soglia di uscita fissata, sono aumentate le richieste di poter andare in pensione prima, prima del nuovo scatto che si verificherà tra qualche giorno e che porterà l’età pensionabile a salire ancora di quattro mesi, passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi. Questo il motivo per cui si chiede di rendere più flessibili i requisiti di uscita dal lavoro. Altro importante quadro, quello del tasso di disoccupazione giovanile ancora alto, situazione che si potrebbe arginare se venisse approvato un sistema tra quota 100, mini pensione o contributivo che permetterebbe ai lavoratori più anziani di lasciare prima il lavoro creando nuovi posti di lavoro per i più giovani. Le pensioni italiane risultano, inoltre, le più tassate d'Europa e secondo Carla Cantone, segretario del sindacato europeo dei pensionati, su un assegno da 1.500 euro nel nostro Paese si pagano 600 euro di tasse, in Germania 60, una disparità che deve essere sanata e una pressione fiscale che merita di essere rivista per non arrivare a diventare del tutto insostenibile per i pensionati.

- Quali cambiamenti sono davvero subito necessari?

Al termine di un altro anno di intense discussioni che non hanno cambiato poi così tanto le norme pensionistiche attuali, potremmo dire che i cambiamenti che si prospettano come necessari e prioritari rispetto ad altri sono innanzitutto una divisione di spesa assistenziale e spesa prettamente pensionistica, che porterebbe ad un notevole risparmio di risorse economiche che potrebbero essere poi impiegate per ulteriori cambiamenti e divise in maniera equa tra tutti; quindi l’introduzione dell’assegno universale che innanzitutto permetterebbe all’Italia di adeguarsi al modello europeo, visto che già esiste in quasi tutti gli altri Paesi, e sosterebbe coloro che si ritrovano in difficoltà per la perdita di lavoro in età avanzata. Poi la discussione dovrebbe tornare a concentrarsi di quei metodi di uscita prima, tra quota 100, mini pensione o uno degli ultimi metodi in prova che, come da sempre si spiega, avrebbero il duplice vantaggio di rilanciare l’occupazione giovanile, quindi, di conseguenza, produttività ed economia in generale, e di permettere l’accumulo di nuovi risparmi nel lungo periodo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il