BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie come si sono evolute e le novità attuali quota 100, mini pensioni, assegno universale, quota 41

Cosa prevedono i sistemi di uscita con quota 100, mini pensione e quota 41, come sono stati modificati e chi li sostiene. La situazione e appoggio all’assegno universale




Il tema delle pensioni continua ad essere centrale per l’esecutivo anche se non si è arrivati ad approvare quei sistemi di prepensionamento tanto richiesti nel corso di quest’ano da forze politiche e sociali, insieme all’assegno universale, che, potremmo dire, è l’unica misura sostenuta da tutti, compresa l’Europa, da sempre contraria invece ad ogni altro cambiamento pensionistico in Italia. Si tratta, tuttavia, di meccanismi che rispetto alla loro prima elaborazione hanno subito cambiamenti e ritocchi nel corso degli ultimi mesi, con la speranza che servissero per renderli più fattibili, anche se poi tutto alla fine si è rivelato ancora una volta fallimentare.

Le ultime notizie confermano, come detto, che l’unica misura su cui tutti sembrano d’accordo sembra essere l’assegno universale: si tratta, infatti, di un sostegno sociale che esiste già in quasi tutti gli altri Paesi europei, motivo per il quale anche il ministro dell’Economia ha aperto alla sua fattibilità. A rilanciare da sempre sull’assegno universale, per tutti, il M5S, appoggiato in questo caso dalla Lega ma anche da parte del Pd, dal presidente dell’Istituto di Previdenza, che lo ha proposto per gli over 55 che si ritrovano senza lavoro ma ancora ben lontani dal raggiungimento della pensione, e dal ministro del Lavoro che ne sostiene l’impostazione del presidente dell’Istituto di Previdenza, limitandolo però solo per due anni.

Lega, M5S e opposizione interna del Pd sostengono anche la quota 100: la versione iniziale di questo sistema prevedeva l’uscita a 60 anni di età e 40 di contributi o 61 anni di età e 39 di contributi e così via purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva desse 100 come risultato, accompagnato chiaramente da penalizzazioni. Qualche mese fa poi ne sono state proposte due di versioni di uscita con quota 100: una che prevedesse un la quota 100 con erogazione della mini pensione per alleggerire le penalizzazioni decisamente alte e che arriverebbero al 12%; e uscita con quota 100, sempre con penalità del 12% ma uscita a 64 anni e non più a 60 come prevedeva l’inizialmente piano.

Passando alla mini pensioni, il piano iniziale era quello di permettere ai lavoratori di andare in pensione qualche anno prima rispetto alla soglia dei 66 anni, magari due o tre anni prima, percependo una mini pensione sotto forma di prestito che, una volta maturati i normali requisiti richiesti, avrebbe dovuto essere restituito dal lavoratore stesso con piccole decurtazioni dell’assegno finale. L’opposizione interna del Pd ha sostenuto questo piano anche come accompagnamento della quota 100, in modo da rendere meno pesanti le penalizzazioni previste da quest’ultimo sistema.  


Forze sociali e opposizione interna del Pd hanno proposto in questi mesi anche il piano di uscita con quota 41, vale a dire la possibilità per tutti di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, soluzione che sarebbe stata particolarmente vantaggiosa per i precoci che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi. E si tratta di un piano cui ultimamente sembra aver aperto anche l’Istituto di Previdenza. Di questi appena elencati, i sistemi di cui si tornerà a discutere saranno certamente le versioni riviste ma resta da capire quando torneranno sul tavolo dell’esecutivo.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il