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Situazione pensioni attuale e prospettive di cambiamenti futuri: i prossimi passi per cambiare l’attuale legge pensioni e cosa prevedono




Dopo un anno di discussioni al termine del quale sono stati approvati solo minimi cambiamenti la domanda ricorrente in questi giorni è quando si potranno definire davvero soluzioni universali e definite per le pensioni? E quali potranno essere i cambiamenti da mettere in pratica? Di seguito cerchiamo di chiarire situazione attuale e prospettive future.

Quando si potrebbe tornare a parlare di cambiamenti per le pensioni?

C’è chi auspica una ripresa delle discussioni sulla questione previdenziale in breve tempo, magari già per questi primi mesi di gennaio e febbraio, chi invece ritiene che si possano riprendere in primavera, in vista delle prossime elezioni amministrative e questo rappresenterebbe una mossa vincente per l’esecutivo visto che, da sempre, la questione pensioni è particolarmente cara ai cittadini e rilanciare su ulteriori novità potrebbe permettere all’esecutivo stesso di riconquistare fiducia e consensi che, come testimoniano i sondaggi, sono sempre più in calo.

Quali sono le novità pensioni che potranno essere davvero approvate prossimamente?

Dopo l’aumento dell’età pensionabile scattato il primo gennaio e che portato ad un ulteriore aumento di quattro mesi, facendo salire la soglia di uscita da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi, ulteriori novità concrete sulle pensioni potrebbero derivare dalla nuova procedura di infrazione aperta dall’Europa nei confronti del nostro Paese a causa della disparità di trattamento di genere, cioè per le norme che permettono alle donne di andare in pensione un anno prima rispetto agli uomini. Per evitare sanzioni l’Italia deve procedere ad una revisione obbligatoria di questo sistema e: o cancellare totalmente queste norme privilegiate per le donne per i prossimi anni; o estenderle anche agli uomini; o comunque inserire accanto ad esse nuovi sistemi di uscita prima per tutti, come quota 100 o mini pensioni, per evitare discriminazioni. Qualsiasi sia la strada che si scelga, certamente sarà un primo cambiamento concreto da definire. E mentre ci sono ancora dubbi sulla cancellazione delle ricongiunzioni onerose e la semplificazione del cumulo, sembra probabile che una strada verso l’approvazione si apra anche per l’assegno universale, sostenuto da tutti e anche da Europa e ministro dell’Economia, che da sempre sono contrari ad ogni altro cambiamento pensionistico.

Cosa prevedono gli ulteriori cambiamenti e come funzionano per quota 100, assegno universale, mini pensioni?

Nonostante richieste, auspici e rilanci, nulla è stato fatto per i sistemi di quota 100, mini pensione, contributivo, o per uno dei metodi in prova di cui si parla da mesi. Le ultime notizie continuano a confermare che l’unica misura su cui tutti sembrano d’accordo è l’assegno universale, un sostegno sociale che esiste già in quasi tutti gli altri Paesi europei. Ma l’auspicio è che in questi prossimi 12 mesi venga approvato anche uno dei sistemi di prepensionamento che permetterebbe sia di rilanciare l’occupazione giovanile, attraverso le uscite prima dei lavoratori più anziani e il conseguente impiego dei lavoratori più giovani, sia di accumulare nuovi risparmi sul lungo periodo. Vediamo cosa prevedono e come sono cambiati nel tempo per essere resi più fattibili. Ritoccata nel corso dei mesi scorsi la quota 100: la versione iniziale prevedeva l’uscita a 60 anni di età e 40 di contributi o 61 anni di età e 39 di contributi e così via purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva desse 100 come risultato, accompagnato chiaramente da penalizzazioni. Qualche mese fa poi ne sono state proposte due di versioni di uscita con quota 100: una che prevedesse un la quota 100 con erogazione della mini pensione per alleggerire le penalizzazioni decisamente alte e che arriverebbero al 12%; e uscita con quota 100, sempre con penalità del 12% ma uscita a 64 anni e non più a 60 come prevedeva l’inizialmente piano. Passando alla mini pensioni, inizialmente avrebbe dovuto permettere ai lavoratori di andare in pensione due o tre anni prima, percependo una mini pensione sotto forma di prestito che, una volta maturati i normali requisiti richiesti, avrebbe dovuto essere restituito dal lavoratore stesso con piccole decurtazioni dell’assegno finale. L’opposizione interna del Pd ha sostenuto questo piano anche come accompagnamento della quota 100, in modo da rendere meno pesanti le penalizzazioni previste da quest’ultimo sistema.  

Dove potrebbero essere inseriti i cambiamenti pensioni?

Alcuni cambiamenti sulle pensioni potrebbero rientrare in un ampio disegno di revisione degli incentivi e delle detrazioni fiscali per la delega fiscale. L’obiettivo è la revisione del sistema fiscale e il riordino delle agevolazioni fiscali, che potrebbe significare una prima svolta per le pensioni, ma è difficile che lo Stato si muoverà in tal senso perché non sarebbe conveniente, perché permettere ai cittadini di portare in detrazione dalle imposte o in deduzione dall’imponibile gran parte delle spese sostenute permette di ridurre il peso della tassazione sui contribuenti, il che significa rendere vantaggi che se venissero cancellati provocherebbero malumori tra i contribuenti e a questo si aggiunge il fatto che piuttosto che cancellare eventuali agevolazioni, sono state riconfermati alcuni bonus, come quello per le ristrutturazioni edilizie e mobili che portano anche grandi vantaggi in termini di entrate economiche allo Stato stesso. E questo rende ancor più difficile che credere che possano davvero essere riviste le agevolazioni oggi previste.

Quali reali indicazioni su possibili novità pensioni sono emerse dall’ultimo discorso dell’anno del premier?

Dopo annunci e promesse su cambiamenti per le pensioni, dopo diversi passi indietro e smentite, dopo aver detto di appoggiare il piano pensioni presentato dall’Istituto di Previdenza, e un lungo silenzio nell’ultimo periodo, nel suo ultimo discorso dell’anno, il premier non ha fatto riferimento alle pensioni, se non un piccolo accenno al ricalcolo contributivo per le pensioni esclusivamente più elevate e non da 2mila euro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il