BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie il primo passo da fare è semplice e già dichiarato per quota 100, mini pensioni, assegno universale

Per introdurre vere novità sulle pensioni occorre innanzitutto fare chiarezze sugli obiettivi da raggiungere e il percorso da seguire.




Il percorso per cambiare le pensioni in Italia ovvero per introdurre vere novità è ancora lungo e tortuoso. Ma soprattutto, come raccontano le ultime notizie, è ancora molto confuso. Non c'è infatti un piano di intervento concordato e ben definito. L'impressione è che si stia procedendo per tentativi con interventi marginali e senza l'intenzione di prevedere modifiche profonde e incisive rispetto all'attuale legge previdenziale. Ecco allora che il primo passo da fare è di fare chiarezza sia nei contenuti e sia nella forma. Sotto il primo punto di vista c'è chi spinge per l'introduzione di forme di flessibilità o di sostegno al reddito e chi stoppa tutto per carenza di coperture economiche.

Per quanto riguarda la forma, lo scenario è ancora tutto da definire tra disegni di legge e decreti. Quel che sembra chiaro è la poca propensione dalle parti di Palazzo Chigi a cambiare le pensioni. Il secondo passo da compiere è evidentemente quello di vagliare tutte le opportunità di modifica, anche con le parti sociali. Ma l'agenda degli appuntamenti non prevede incontri seri e reali né nel breve né nel medio periodo. Insomma, tutto procede a rilento.

Un punto di partenza è rappresentato dal progetto presentato nelle settimane scorse dal presidente dell'Inps. I cinque cardini della riforma sono il reddito minimo, l'unificazione dei trattamenti, l'armonizzazione dei regimi, le uscite flessibili, più contributi aggiuntivi. Non sarà comunque semplice riuscire a incastrare queste misure nel complicato puzzle del sistema previdenziale italiano, anche per via delle limitate coperture economiche su cui può contare lo Stato. Accanto a queste, tuttavia, non vanno esclusi cambiamenti di segno negativo, come il taglio delle pensioni di invalidità, quelle di reversibilità e di guerra, le cosiddette baby pensioni, e la revisione delle attuali regole sul cumulo.

Rimangono poi sul tavolo dei ragionamenti, ma senza effettive chance di una loro implementazione, almeno nel breve periodo, le ipotesi del congedo a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazione massima dell'8%, di applicare quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da maturare per andare in congedo, delle cosiddette mini pensioni ovvero di un vero e proprio prestito previdenziale per chi, disoccupato ma a pochi anni dal raggiungimento dei requisiti per il ritiro si trova senza stipendio e senza assegno previdenziale. C'è qualche speranza in più per l'assegno universale, se non altro perché non troverebbe ostacoli a Bruxelles.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il