BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie tutte le indicazioni che non si farà nulla per quota 100, mini pensioni, quota 41 tranne eccezioni

A ben vedere non ci sono grandi speranze sull'introduzione di novità sulle pensioni in tempi brevi, ma qualche segnale positivo c'è ancora.




Non ci sono novità sulle pensioni all'orizzonte. O meglio, le ultime notizie suggeriscono come sia molto difficile introdurre significativi cambiamenti in tempi brevi. Sono troppe le promesse disattese per credere in un cambio di rotta. Solo a ottobre, ad esempio, era stata messa in conto con la manovra di fine anno una maggiore flessibilità per i lavoratori a pochi anni dalla maturazione dei requisiti per il congedo. Si trattava di consentire l'uscita con qualche anno di anticipo in cambio della riduzione dell'assegno previdenziale. Al di là di numeri e rapporti, come dimostrano i fatti, nulla è stato fatto e la situazione è ancora ingessata.

Di più: le attuali norme sulle pensioni che in maniera progressiva spostano sempre più in avanti il traguardo del congedo, sono rimaste immutate. E a poco sono servite le parziali aperture a rivedere i requisiti per alcune limitate categorie. Anche sul contributivo donna non si è andati oltre a una proroga di 12 mesi e senza l'accoglimento della proposta di cancellare la distinzione tra lavoratrici dipendenti e autonome. Perfino nella conferenza di fine anno, il premier ha preferito rimanere vago sul tema delle pensioni, spiegando che occorre procedere per gradi e con valutazioni approfondite. Insomma, il tempo che ha avuto fino a questo momento a disposizioni non è stato evidentemente sufficiente.

Proprio questa indeterminatezza, manifestata anche dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali sulle misure concrete da mettere in circolo, sono la chiara testimonianza dell'assenza di una vera volontà politica a cambiare le pensioni in Italia. L'assenza di solide coperture economiche è solo un robusto paravento. E a proposito di soldi, vengono in mente le parole del ministro dell'Economia, secondo cui prevedere maggiore flessibilità nel sistema previdenziale italiano comporterebbe costi eccessivi che lo Stato non sarebbe in grado di affrontare. A suo dire, "occorre valutare costi e benefici, perché gli oneri si manifesterebbero comunque nell'immediato".

Più di recente, il viceministro dell'Economia ha ripetuto come le modifiche sulle pensioni non sono necessarie e che, soprattutto, sono determinate dalla ripresa economica del Paese. I soli segnali positivi che lasciano intravedere la possibilità di introdurre cambiamenti sono la parziale cancellazione dello scatto del requisito anagrafico per l'aumento delle speranze di vita e la ben nota apertura di Bruxelles all'introduzione dell'assegno universale, già applicato in tutti i grandi paesi europei.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il