Via l'amministratore delegato di Yahoo. Ritorna Yang uno dei fondatori

Terry Semel, ad di Yahoo!, si dimette e passa il testimone al co-fondatore Jerry Yang. Ceo ombra, critiche degli azionisti, personaggi e reazioni in rete: cronaca di un addio annunciato



"Oggi stiamo fronteggiando nuove sfide, prodotte dai drammatici cambiamenti nei bisogni del pubblico e degli inserzionisti. E naturalmente nessuno di noi è soddisfatto del recente andamento finanziario di quest'azienda".

Con parole e toni all'insegna della diplomazia – consegnate in una lettera al consiglio d'amministrazione – si consuma il brusco addio di Terry Semel alla massima carica di Yahoo!. L'ad della internet company che ha fatto la storia del web ha lasciato ieri la posizione di comando, annunciando le sue dimissioni, prontamente accettate dal gruppo dirigente. Rimarrà nell'azienda con la carica di presidente non esecutivo e advisor del senior management. Al suo posto come Ceo subentra Jerry Yang, 38 anni, cofondatore della compagnia di Sunnyvale nel 1995 (insieme a David Filo).

La notizia – che ha subito prodotto un rialzo del titolo in Borsa – aleggiava da tempo, specie dopo che all'incontro annuale della scorsa settimana gli azionisti avevano espresso disappunto per la conduzione dell'azienda, riconfermando il consiglio d'amministrazione con solo il 66% dei voti (di solito queste votazioni raggiungono l'80-90 per cento dei consensi). Alcuni poi avevano criticato il ricco compenso di Semel, chiedendo di vincolarlo alla resa finanziaria della compagnia.

Ma a stagliarsi nell'aria con l'evidenza dei dati di fatto era soprattutto la parabola discendente che ha contrassegnato gli ultimi anni di Yahoo!, seminata da Google in fuga sulla pubblicità legata alla ricerca e incapace di capitalizzare su nuovi promettenti mercati come quelli del video online e del social networking. Di qui la necessità di correre ai ripari rinnovando il sistema di advertising attraverso il progetto Panama, rinfrescando la propria immagine con la vernice del web 2.0 e ragionando su possibili acquisizioni o alleanze con altri colossi dell'internet (da Microsoft a eBay) mai realizzate.

Tutte mosse secondarie rispetto alla necessità di cambiare leadership e strategia aziendale. Le dimissioni di Semel sembrano dunque un passaggio obbligato, e probabilmente concordato nei dettagli, a cominciare dalla designazione del successore, quel Jerry Yang che più di dieci anni fa diede vita, col compagno di studi Filo, a una directory di cose interessanti da vedere sul web. Che sarebbe poi diventata la regina dell'internet, almeno fino alla comparsa di Google sulla scena.

L'addio agrodolce di Semel

Qualcuno ha commentato che l'addio di Semel, col panegirico dei suoi successori, è il peggior rospo che un Ceo dimissionario possa ingoiare. E' vero però che a insaporire il boccone ci pensano i 450 milioni di dollari, intascati da Semel tra stipendio e stock options a partire dal 2001. Non a caso alcune delle recenti critiche degli investitori avevano riguardato proprio il compenso di 71 milioni di dollari ricevuto dal Ceo nel 2006, anno che era stato alquanto poco brillante in termini di profitti per l'azienda. Terry Semel, 64 anni, ha avuto però il merito di risollevare le sorti di Yahoo! dopo il 2001, aiutandola a far esplodere il business dell'advertising e della ricerca online. Il suo passato poco informatico (veniva dalla Warner Bros) ha pesato via via sempre di più, contribuendo a dare l'immagine di un ad distaccato dal core business aziendale. Le manifestazioni di dissenso verso la sua conduzione sono emerse in modo netto già nel 2006, quando un dirigente di Yahoo! pubblicò il Peanut Butter Manifesto, un documento che chiedeva netti cambiamenti.

Jerry Yang, un Ceo ad interim?

Yang, che ha guidato l'azienda quando era ancora piccola e che non ha l'esperienza manageriale e la capacità di business di Semel, è la persona giusta per la posizione di comando in una compagnia che sta lottando per riguadagnare terreno nella ricerca (e soprattutto nella pubblicità contestuale alla ricerca), terreno che è stato perso in favore di Google?

Se lo chiede Cnet, ma non è l'unica testata ad avere dubbi sul nuovo Ceo. Tant'è vero che da Yahoo! fanno subito sapere che l'amministrazione di Yang non sarà ad interim. Excusatio non petita.

"Quello che più manca a Yang è l'esperienza manageriale di una grossa, complessa organizzazo ne – commenta su Cnet Charlene Li, analista di Forrester Research . "Semel aveva portato disciplina, ora c'è bisogno di visione. Yang ha la credibilità per farlo".
Yang, insieme al prestigio del cofondatore, può dunque portare un'iniezione di creatività e passione per le attività internet di Yahoo!, e risulta essere molto apprezzato dagli ingegneri e informatici del gruppo. Oltre che attento all'esperienza dell'utente.
Qualcuno si augura che la convivenza con Semel gli abbia infuso anche le giuste capacità amministrative.

Sue Decker, la Ceo "ombra"

Rimasta in secondo piano, ma centrale nel balletto di poltrone è Susan Decker, 44 anni, ex Chief financial officer di Yahoo! ora promossa a nuovo presidente. Ma soprattutto Ceo mancato della compagnia: era lei infatti la più papabile e qualificata per prendere il posto lasciato da Semel. Ed è sempre lei che ora dovrà affiancare Yang, in un ruolo che si preannuncia nient'affatto secondario. Secondo gli analisti è proprio la sua presenza a rendere accettabile l'amministrazione del cofondatore. Se riuscirà a far ripartire Yahoo!, dicono alcuni, il ruolo di Ceo sarà finalmente suo.

Le reazioni in rete

"Non ci voleva uno scienziato per capire che Wall Street voleva Semel fuori dai piedi". Giudizio tranchant, ma sa il fatto suo Jon Ogg, operatore di borsa di New York e blogger, che già sei mesi fa aveva incluso il Ceo di Yahoo! nella lista dei 10 ad che "dovevano andarsene".

E se per Boing Boing Sue Decker era considerata quasi unanimemente l'erede di Semel, Venturebeat ricorda le critiche rivolte al Ceo dimissionario a causa dei suoi compensi eccessivi. Non era in contatto con l'azienda, ribadisce.

"Tutti (e scommetto anche Google) vogliono vedere tornare a scorrere il sangue nelle vene di Yahoo" commenta un caustico GigaOM. "Ma ci sono molte domande che esigono una risposta franca: perché non nominare Ceo Sue Decker? Perché Yang, che era stato soppiantato proprio da Semel dopo che lui e il suo cofondatore David Filo avevano condotto la compagnia alla deriva? (…)E a parte Panama, quali concrete strategie si stanno pianificando per riportare Yahoo al successo?"

Infine, Techdirt nota la frequenza con cui i colossi tecnologici si sono rivolti ai propri fondatori per rivitalizzare le loro sorti altalenanti. Da Michael Dell, recentemente tornato alla guida dell'omonima azienda fino al rientro trionfale di Steve Jobs nella Apple.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il