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Riforma pensioni ultime novità con reato di clandestinità due facce di una medesima medaglia

Le valutazioni sull'introduzione di novità sulle pensioni passano anche dall'imminenza delle elezioni comunali a Milano, Roma e Napoli.




Non ci sono solo ragioni economiche a frenare l'introduzione di novità sulle pensioni. Lo raccontano le ultime notizie sul reato di clandestinità, rispetto a cui l'esecutivo, nonostante gli annunci iniziali, ha deciso di fare un passo indietro ovvero di non cambiare le regole. Le ragioni? Sono anche di tipo elettorale. Tra pochi mesi saranno chiamati alle urne, tra gli altri, i cittadini di Milano, Roma e Napoli e iniziare un percorso di riforma su un terreno così scivoloso può essere molto pericoloso. Lo stesso ragionamento, a ben vedere, è da sempre applicato alle pensioni. L'attuale legge previdenziale non piace a nessuno per via dei rigidi paletti previsti per chi intende lasciare il lavoro con qualche anno di anticipo.

Ecco allora che tutte le volte che viene ipotizzato un cambiamento profondo e significativo, dall'esecutivo arrivano frasi di circostanza sulla necessità di procedere con ulteriori valutazioni. Le giustificazioni di carattere economico reggono solo fino a un certo punto, considerando che molte delle ipotesi avanzate in questi ultimi mesi prevedono costi limitati per le casse dello Stato. Intervenire su pensioni e reato di clandestinità, poi, significherebbe anche entrare in situazioni di potenziale conflitto con gli alleati di governo, Nuovo centro destra su tutti, con cui le posizioni non sono così convergenti. Insomma, in una situazione di incertezza, la politica scelta da Palazzo Chigi è quella della prudenza e del non intervento.

Il reato di clandestinità è stato introdotto nel 2009 e prevede che a essere punito, con ammenda da 5.000 a 10.000 euro, è l'ingresso e il soggiorno illegale (vale anche per chi, pur entrato legalmente, resta con il permesso scaduto) nel territorio italiano. L'iter inizia dal fermo di un immigrato clandestino senza documenti che dichiara un nome e una nazionalità di comodo. Alla fine del 2013 erano stati 200.000 i procedimenti per immigrazione clandestina. Recentemente i numeri sono scesi di molto perché le procure hanno deciso di procedere solo in determinati casi. Insomma, appare evidentemente come le norme attuali siano largamente migliorabili ma metterci proprio adesso può essere elettoralmente non conveniente.

Insomma, la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina non sarà nel prossimo Consiglio dei ministri. Tutto resta com'è, nonostante l'Anm abbia definito il reato dannoso e inutile. Al Tg1 il premier ha attaccato l'Unione europea, affermando come sia finito il tempo in cui "ci dava i compiti a casa" poiché "l'Italia ha le carte in regola per far cambiare l'Europa". Parole che vanno filtrate anche in considerazione di possibili cambiamenti sulle pensioni e sul via libera di Bruxelles.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il