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Partita Iva minimi, nuova forfettaria 2016, ordinaria: scegliere, quale conviene, chi può aprire o fare domande per rientrare

Il 2016 segna l'applicazione di nuove regole per chi intende aprire una partita Iva a condizioni agevolate ovvero con il regime forfettario.




Per i forfettari l'aver percepito nell'anno precedente redditi d'impresa, arte o professione prevalenti rispetto a quelli di lavoro dipendente e assimilati non è più di ostacolo. Possono accedere al regime i lavoratori dipendenti e pensionati con reddito massimo di 30.000 euro. Per il periodo d'imposta di inizio attività e per i 4 successivi l'imposta è ridotta al 5%. La contribuzione è ridotta del 35%. Si tratta di alcuni dei cambiamenti più importanti introdotti con la manovra di cui occorre tener presente nel caso si apertura di una partita Iva. Da questo 2016 scompara il regime di vantaggio dei minimi e rispetto a quello ordinario, il solo agevolato è quello forfettario.

L'agevolazione è condizionata da alcuni ben precisi presupporti. In prima battuta il contribuente non deve aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale ovvero d'impresa, anche in forma associata o familiare. In seconda battuta l'attività da esercitare non deve rappresentare in alcun modo la prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l'attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell'esercizio di arti o professioni. Infine qualora venga proseguita un'attività d'impresa svolta in precedenza da altro soggetto, l'ammontare dei relativi ricavi, realizzati nel periodo d'imposta precedente quello di riconoscimento del predetto beneficio, non deve essere maggiore di 30.000 euro.

La compatibilità con il lavoro dipendente è dunque possibile, ma solo se il reddito da lavoro dipendente non supera i 30.000 euro annui. Non sono possibili perdite nell'esercizio e perdite fiscali precedenti l'ingresso al regime forfettario. Non è previsto il pagamento dell'Iva e non è richiesta la tenuta della contabilità. Il valore massimo dei beni strumentali è pari a 20.000 euro come dato da verificare a fine esercizio. I costi non sono deducibili.

Il limite di ricavi o compensi annui varia tra 25.000 e 50.000 euro secondo l'attività. Più precisamente è pari a 50.000 euro per commercio al dettaglio e all'ingrosso; 40.000 euro per commercio di alimenti e bevande, anche ambulante; 20.000 euro per commercio ambulante non alimentare; 25.000 euro per costruzioni e attività immobiliari; 25.000 euro per intermediari del commercio; 50.000 euro per servizi di alloggio e di ristorazione; 30.000 euro per attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi; 30.000 per altre attività economiche; 45.000 euro per industrie alimentari e delle bevande.

Per quanto riguarda il coefficiente di redditività, è al 40% per industrie alimentari e delle bevande, al 40% per commercio all'ingrosso e al dettaglio, al 40% per commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande, al 54% per commercio ambulante di altri prodotti, all'86% per costruzioni e attività immobiliari, al 62% per intermediari del commercio, al 40% per servizi di alloggio e ristorazione, al 78% per attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, al 67% per altre attività.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il