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Pensioni ultime notizie iter novità pensioni deve iniziare da poche ma fondamentali decisioni quota 100, quota 41, mini pensioni

Decidere come agire sull’attuale legge pensioni e con quali strumenti: novità e passaggi necessari per cambiamenti concreti




Un bonus fiscale per sostituire al momento le novità pensioni da sempre auspicate, l’ennesimo cambiamento che dimostrerebbe come ancora non ci sia effettivamente quella volontà politica di intervenire sulle pensioni nonostante le ormai conclamate necessità di modifica. Scattati i nuovi requisiti di uscita dal lavoro, diventati più rigidi, e dopo i minimi cambiamenti approvati sul finire del 2015, le ultime notizie confermano tre passaggi fondamentali prima di mettersi seriamente a lavoro sulle pensioni.

Innanzitutto, è necessario capire se continuare a correggere gli errori contenuti nella legge attuale o se rivederla completamente, cercando soprattutto di rendere più ‘morbidi’ i requisiti di uscita dal lavoro per tutti, anche nell’ottica di un rilancio dell’occupazione giovanile, o se continuare a non fare nulla, considerando che nella strategia di lavoro dell'esecutivo per il momento ci sarebbe un intervento di taglio delle tasse su persone e aziende, per poi riprendere le pensioni nel 2017.

Se si dovesse, dunque, decidere di agire rivedendo l’attuale legge, sarebbe necessario capire con quale strumento modificarla, se con un decreto legge o un disegno di legge e quali meccanismi prevedere tra quota 100, mini pensione o assegno universale. Si tratta del resto di sistemi di cui si discute ormai da oltre un anno, sistemi che, in maniera accertata ormai, avrebbero il duplice vantaggio, per quanto riguarda quota 100 e mini pensioni, non soltanto di aprire le porte del mondo del lavoro ai più giovani, facilitandone l’ingresso, ma anche di permettere di accumulare risparmi, sul lungo periodo. Tali risparmi deriverebbero, infatti, dalle penalità imposte da ogni sistema di uscita prima a carico del lavoratore stesso e che dunque non richiederebbero l’impiego di ulteriori fondi.

Per quanto riguarda l’assegno universale, invece, si tratterebbe di adeguarsi al modello europeo, considerando che si tratta di una prestazione sociale esistente già in quasi tutti gli altri Paesi europei e che in Italia è sostenuto tanto dal ministro dell’Economia quanto dall’Europa stessa, loro che da sempre si dicono contrari a qualsiasi altro cambiamento pensionistico. Decisa la strada di lavoro da seguire, sarebbe poi necessario (terzo e ultimo passaggio) procedere ai confronti con le parti sociali, ma anche con Confindustria, che sostiene la necessità di cambiare le pensioni sempre in virtù di un rilancio dell’occupazione giovanile e quindi di una maggiore produttività, e con i diversi partiti politici, confronti che sarebbero fondamentali per arrivare ad una decisione definitiva di lavoro, escludendo dunque un decreto legge ma riproponendo quella idea di legge delega che impegnerebbe l’esecutivo a definire soluzioni universali in tempi certi.

L’auspicio era che questa legge delega venisse approvata entro la fine dello scorso anno, ma nulla è stato fatto in merito ed è chiaro come questa decisione possa rappresentare il primo passo reale verso cambiamenti concreti, senza dimenticare, poi, le prossime elezioni amministrative che per l’esecutivo potrebbero interamente giocarsi sulla partita delle pensioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il