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Pensioni novità non hanno apportato nessun cambiamento e hanno pure lasciato numerosi privilegi

Cambiano e diventano più rigidi i requisiti di uscita dal lavoro ma privilegi ancora esistenti per alcune categorie di lavoratori: quali sono e cosa prevedono




Il 2015 si è chiuso con cambiamenti davvero minimi per le pensioni rispetto alle novità che si auspicavano e nell’attesa di capire ancora quando saranno realmente realizzati provvedimenti capaci di rivedere l’attuale legge, le ultime notizie confermano il persistere di privilegi a vantaggio esclusivo di alcune categorie di lavoratori. E questo paradossalmente ci fa capire ancora una volta come, nonostante si voglia perseguire equità sociale, continuino ad esserci discriminazioni tra le diverse categorie di lavoratori. Un primo esempio è rappresentato dai lavoratori del comparto difesa e sicurezza: se, infatti, dal primo gennaio di quest’anno l’età pensionabile è salita per tutti di quattro mesi e per andare in pensione non bisognerà raggiungere più i 66 anni e tre mesi ma i 66 anni e sette mesi, i lavoratori del comparto difesa e sicurezza possono andare in pensione di anzianità a 57 anni e 7 mesi di età con 35 anni di contributi o se hanno una anzianità contributiva di 40 anni e 7 mesi indipendentemente dall'età anagrafica.

Per la pensione di vecchiaia, invece, bisogna raggiungere i 60 anni di età, con alcune eccezioni, per cui i generali delle Forze armate, di divisione (nell'Esercito) o gradi corrispondenti dovranno raggiungere i 61 anni che diventano 62 per i generali di brigata della Guardia di finanza del ruolo aeronavale; 63 per i generali delle Forze armate, di corpo d'armata (nell'Esercito) o gradi corrispondenti; 65 per alcuni altri generali delle Forze armate. Il requisito anagrafico non si adegua agli alla speranza di vita se al compimento di limite di età detto sono già stati maturati i 35 anni di contributi. Se gli anni di contribuzione richiesta non sono stati raggiunti allora scatterà l’adeguamento alla speranza di vita.

Privilegi pensionistici sono in vigore anche per i dipendenti di aziende private: da Luxottica, a Enel e Unicredit, sono diversi i casi di aziende private che permettono ai propri dipendenti, sulla base di accordi tra lavoratore stesso e azienda, di andare in pensione prima, solitamente con meccanismi che favoriscono un turn over. Luxottica, per esempio, per favorire il ricambio generazionale ha avviato la staffetta, che prevede che nei prossimi tre anni 100 dipendenti cui mancano solo tre anni al raggiungimento della pensione finale potranno chiedere il passaggio da lavoro full time a part time, continuando ad assicurare ai lavoratori che diminuiranno il loro orario di lavoro il regola pagamento dei contributi previdenziali, con obbligo di assunzione di nuovi giovani al posto di lavoratori più anziani.

A queste situazioni di grande disparità sociale si affiancano poi i privilegi di cui godono alcuni lavoratori appartenenti all’Istituto di Previdenza, categorie, come i lavoratori del mondo dello spettacolo, piloti e assistenti di volo, prefetti, che percepiscono assegno mensili gonfiati, decisamente più alti rispetto al valore degli effettivi contributi versati, senza considerare poi il caso dei vitalizi dei politici.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il