Birra analcolica: le possibili strategie di marketing per convincere i consumatori a provarla

Quanti di voi hanno già assaggiato una birra analcolica? E quanti di voi hanno intenzione o sarebbero disposti a provarla e a sceglierla al posto di quella classica?



Quanti di voi hanno già assaggiato una birra analcolica? E quanti di voi hanno intenzione o sarebbero disposti a provarla e a sceglierla al posto di quella classica?

Non ho mai assaggiato la birra analcolica, lo premetto e non ho davvero idea di quali possano essere i dati di vendita di tale prodotto.

Sono tuttavia certo che l’atteggiamento mentale nei confronti di una birra analcolica è di chiusura: se devo bere una birra che sia tale! Perché secondo voi?

A mio avviso non è tanto la differenza di gusto a indisporre il consumatore: sono sicuro che bendato probabilmente non sarei in grado di riconoscere la differenza di sapore tra una bionda classica e una a zero alcool.

La differenza è legata all’immagine e alla percezione dell’esperienza in sé. Siamo letteralmente bombardati da pubblicità di birre: se fate attenzione i messaggi puntano non tanto e non solo sul gusto del prodotto reclamizzato ma sugli aspetti legati all’appartenenza a un gruppo, alla festa, in fin dei conti all’esperienza.

Si punta ai valori che la birra può evocare, quasi a uno stile o un’identità. E quasi sempre il clima è di festa, o c’è una festa di mezzo, ovviamente: la birra in compagnia scioglie un po’ la timidezza e ci si diverte di più: questo il core dell’adv in poche parole.

Ieri sento per l’ennesima volta per radio la pubblicità di una birra analcolica che dice che la birra analcolica ha lo stesso gusto di quella normale.
Se si punta a una clientela giovane quel messaggio è inefficace, non dico inutile ma quasi.

Dal mio punto di vista, se si vuole lanciare una birra analcolica bisogna lavorare sulla percezione del prodotto puntando non tanto su un confronto a livello di sapore, ma sul fatto che “non sei affatto sfigato se bevi birra analcolica”.

È questo il punto! E non ti faccio capire un simile concetto puntando sul gusto, ma sull’esperienza del fare festa anche senza alcool, senza che tale esperienza nell’immaginario comune risulti paragonabile alla festa delle medie dove non si può bere (il rischio è quello) o del “vorrei ma non posso” (la soluzione di ripiego).

Propongo alcune, dal mio punto di vista ovvie, soluzioni per cercare di stimolare l’interesse nei confronti della birra analcolica:

· Associo l’immagine della birra analcolica a qualche personaggio cool e trendsetter con una carica mediatica molto forte: non me ne voglia Fisichella, e la birra che promuove, ma la sua non risulta essere una presenza così attraente (di là c’era Valentino Rossi!)
· Contest e sponsorizzazione legate ai giovani tipo Red Bull: bevanda energetica che grazie a tali iniziative e lavorando molto sull’immagine non convenzionale è entrata nell’immaginario come una bevanda giovane.
· Nuove abitudini d’uso, naturalmente incentivate: questa è una soluzione “furba”: legare la birra analcolica a determinati cocktail, tipo l’Aperol legato allo spritz o la Red Bull con determinati mix.

Sono invece convinto che se ci fossero in commercio sigarette senza tabacco, ma che avessero lo stesso gusto di quelle normali il discorso sarebbe diverso e sarebbero premiate dal mercato e scelte anche da molti fumatori abituali. Secondo voi, perché sigarette senza tabacco sì e birra analcolica no?

Gianluca Marconato per Marketingarena

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il