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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni come cambiamenti in prova ritrovano condizioni per rilancio

Sistemi di uscita prima potrebbero essere rilanciati da nuove condizioni positive: novità e situazione attuale e quali prospettive possibili




I sistemi di uscita prima con quota 100 o mini finora messi ancora da parte potrebbero essere rilanciati da nuove condizioni che potremmo definire positive: innanzitutto dalle novità che hanno cancellato i tre mesi di aspettativa di vita per l’uscita dal lavoro legati alla norme femminile e poi dallo stanziamento dei 2,5 miliardi di euro proprio per la proroga delle regole per permettere alle donne di andare in pensione prima. Si tratterebbe, infatti, di una cifra che secondo le stime appare decisamente elevate e da cui potrebbero avanzare risorse da investire in ulteriori cambiamenti pensionistici. Si tratta però di qualcosa che si potrebbe sapere solo a settembre, secondo il calendario fissato.

I fondi che tuttavia sarebbero disponibili potrebbero essere impiegati solo per cambiamenti pensionistici temporanei, giacchè si tratta di soldi che tendono ad esaurirsi, esattamente come quel gruzzoletto di extra deficit concesso dall’Europa al nostro Paese. Si potrebbe pensare, dunque, di investire questi fondi temporanei in sistemi altrettanto temporanei come potrebbero essere quei metodi in prova di cui si è tanto discusso nei mesi scorsi. Il principio è che essendo i fondi stanziati soldi temporanei sarebbe meglio impiegarli in provvedimenti non definitivi. E forse la strada di lavoro su singoli cambiamenti è quella al momento più probabile, visto che un cambiamento a 360 gradi al momento sembra non si possa fare giacchè implicherebbe innanzitutto cambiamenti negativi per recuperare quelle risorse economiche necessarie per procedere a successivi cambiamenti positivi ma che in questo momento non verrebbero capiti e che rischiano di far crollare ancora i sondaggi.

Intanto, i diversi sistemi di uscita prima proposti sono cambiati nel tempo, cercando di adeguarsi alle situazioni in continuo divenire. Partendo dalla quota 100, la versione iniziale di questo sistema prevedeva l’uscita a 60 anni di età e 40 di contributi o 61 anni di età e 39 di contributi e così via purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva desse 100 come risultato, accompagnato chiaramente da penalizzazioni. Qualche mese fa poi ne sono state proposte due di versioni di quota 100: una di quota 100 con erogazione della mini pensione per alleggerire le penalizzazioni decisamente alte e che arriverebbero al 12%; e uscita con quota 100, sempre con penalità del 12% ma uscita a 64 anni e non più a 60 come prevedeva l’inizialmente piano.

Passando alla mini pensioni, inizialmente avrebbe dovuto permettere ai lavoratori di andare in pensione due o tre anni prima, percependo una mini pensione sotto forma di prestito che, una volta maturati i normali requisiti richiesti, avrebbe dovuto essere restituito dal lavoratore stesso con piccole decurtazioni dell’assegno finale. L’opposizione interna del Pd ha sostenuto questo piano anche come accompagnamento della quota 100, in modo da rendere meno pesanti le penalizzazioni previste da quest’ultimo sistema.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il