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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni se pure appare una volontà di fondo il fiscal compact potrebbe bloccare tutto

L'introduzione di novità sulle pensioni passa anche dalla concessione di maggiori margini di manovra economica da parte di Bruxelles.




Il percorso di cambiamento delle pensioni passa dal via libera di Bruxelles. Se le novità sono finora rimaste solo sulla carta, la ragione va ricercata anche nel semaforo rosso acceso dall'Unione europea a cambiare l'attuale legge previdenziale che, calcolatrice alla mano, è in grado di garantire il rispetto dei rigidi parametri di bilancio a livello comunitario. E le prospettive non sono incoraggianti alla luce dello scontro dialettico tra il presidente della commissione europea, che ha attaccato il premier ("ha torto a offenderci sempre") e lo stesso presidente del Consiglio: "Non ci facciamo intimidire da dichiarazioni a effetto".

Punto di scontro è anche il fiscal compact, rispetto a cui l'esecutivo italiano ha smentito l'esistenza di un piano per il suo cambiamento. Il problema è che Palazzo Chigi ha bisogno di maggiori margini di manovra per fare le riforme o per provare a farle in quei comparti più ingessati, come quello delle pensioni. E con questa rigidità nel rispetto degli equilibri economici è sempre molto difficile. O, quantomeno, occorre trovare altre strade per trovare nuove risorse da investire. Il fiscal compact, si ricorda, è definito nel Trattato sull'Unione economica e riguarda le nuove regole comunitarie sulla disciplina di bilancio per gli Stati membri dell'Eurozona.

L'obiettivo è rendere sempre più credibile lo sforzo di risanamento dei debiti sovrani e di mantenere sostenibili nel medio e nel lungo periodo le finanze pubbliche. Comprende il vincolo al pareggio di bilancio, sanzioni quasi automatiche da parte del Consiglio europeo nei confronti dei Paesi in deficit eccessivo, la riduzione del debito pubblico sotto al 60% del Pil e nuovi poteri della Corte di giustizia dell'Unione europea. Firmato nel 2012 da tutti i membri dell'Unione europea, tranne Regno Unito, Croazia e Repubblica Ceca, impone ai Paesi con un debito superiore al 60% del Pil, tra cui appunto l'Italia, di ridurre il deficit dello 0,5% l'anno. In ogni caso, il deficit non può superare il 3%.

Se c'è comunque una proposta su cui l'esecutivo dovrebbe trovare un terreno maggiormente fertile è quello dell'assegno universale. Si tratta di una misura di sostegno al reddito che trova applicazione in tutti i Paesi europei tranne la stessa Italia e la Grecia. A sollecitare una sua applicazione è stato di recente il presidente della Camera dei deputati, la cui proposta è andata nella scia di quella del ministro dell'Economia formulata nei mesi scorsi e che prevede il suo finanziamento con fondi europei.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il