Fondo per neonati fino agli 8 anni di età: un contributo statale verrà inserito ogni anno

Non sarebbe male far iniziare la vita dal periodo di pensionamento suggerisce qualcuno. Giovani e curiosi con qualche risparmio da parte si può fare molta strada, ma senza “carburante” pecuniario ogni via diventa impraticabile



Non sarebbe male far iniziare la vita dal periodo di pensionamento suggerisce qualcuno. Giovani e curiosi con qualche risparmio da parte si può fare molta strada, ma senza “carburante” pecuniario ogni via diventa impraticabile. Al triste destino di giovani squattrinati a progetto senza risparmi nel cassetto ha pensato qualche parlamentare dell’Ulivo che in questi giorni ha proposto un Ddl n. 1576 interessante per le giovani generazioni. In stato del tutto embrionale la proposta del senatore Livi Bacci promuove infatti i neonati e bambini under 8 allo status di risparmiatore, alla stregua di qualsiasi lavoratore adulto, unica differenza: i bambini, almeno da noi, non lavorano!

In cosa consiste esattamente la proposta? Nell’istituzione di un fondo per la natalità e la dotazione di capitale per i giovani, chiamato Fo.N.Do., da cui attingere per tutti i neonati e i bambini minori di 8 anni a partire dal 1 gennaio 2008. Ad ogni nuovo nato verrebbe intestato un conto individuale vincolato, alimentato con uno specifico contributo annuo dello stato (integrabile in misura equivalente da donativi privati) e che al momento della maggiore età sia riscattabile dal giovane e possa essere speso a scopi di formazione, avvio professionale o imprenditoriale. La dotazione viene in seguito restituita su un arco di tempo adeguatamente lungo.

Se il capitale maturato viene investito dal giovane entro il 25 esimo anno di età per progetti di formazione o per l’avvio di un’attività imprenditoriale si ha contestualmente diritto ad un prestito in autonomia garantito dallo Stato

Il "Fo.N.Do" ha, essenzialmente due finalità sostengono i senatori ulivisti. La prima è quella di incentivare il raggiungimento dell'autonomia economica da parte dei giovani, che vengono dotati di un capitale che facilita e sostiene il passaggio alla vita attiva. A questo fine vengono mobilitate risorse sia pubbliche che private. Va sottolineato che fra gli europei i giovani italiani sono quelli che finiscono più tardi la formazione, più tardi entrano nel mercato del lavoro, più tardi escono dalla famiglia di origine e più tardi prendono decisioni sulla formazione di una propria famiglia, più tardi scalano le gerarchie nel mondo del lavoro. I loro salari d’ingresso si sono deteriorati rispetto allo standard salariale e le loro retribuzioni sono diminuite in potere d’acquisto. I giovani italiani sono “depotenziati”, hanno meno "prerogative" di quante non ne abbiano i giovani di altri paesi o di quante non ne avessero i pari età di venti o trenta anni prima.

Il “Fo.N.Do” (ed il “prestito di autonomia” ad esso collegato) cerca di scardinare la “sindrome del ritardo” giovanile propria della nostra società. Il Fo.N.Do è, soprattutto, una misura sociale di sostegno allo sviluppo.

In Francia e Gran Bretagna - che hanno una popolazione giovane tra i 20 e i 39 anni uguale, per numero, a quella italiana - i giovani attivi in quella fascia di età sono 1,5-2 milioni più numerosi. Il nostro sviluppo è frenato dal fatto che le giovani generazioni - che sono scarse di numero - danno il loro contributo alla vita sociale ed economica assai più tardi che altrove. Anticipare la loro autonomia economica significa mettere in grado il paese di crescere meglio. La seconda finalità è collegata alla prima: il più facile raggiungimento dell'autonomia concorre a smontare la "sindrome del ritardo" che implica tardive decisioni riproduttive e quindi bassa natalità. Questo effetto si combina con un minore costo, anche psicologico, dei figli: se essi entrano prima nel mercato del lavoro, viene alleggerito il costo di mantenimento sopportato dai genitori, e viene moderata la loro ansietà e incertezza circa l'avvenire della prole (anche questo è un costo e una causa non secondaria della bassa natalità). Il mio auspicio è che la Conferenza nazionale della Famiglia di Firenze possa essere davvero l’ occasione per cominciare a discutere seriamente di questi temi, con tutti gli interlocutori a vario titolo interessati, dal governo agli enti locali, dalle istituzioni alle realtà sociali. E per assumersi degli impegni concreti.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il