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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni all'interno del cambiamenti dei contratti

E’ possibile che alcune novità pensioni possano rientrare in altre riforma in discussione a breve: quali sono e cosa aspettarsi davvero




Le prospettive di lavoro sulle pensioni sono ancora decisamente molto confuse: alle soglie del nuovo anno si pensava che, chiuse più o meno le questioni più spinose, si sarebbe passati ad affrontare la discussione pensionistica in maniera più approfondita, alla ricerca di soluzioni universali che potessero soddisfare le richieste di cambiamento di tutti, da forze sociali a forze politiche. Ma ad oggi le novità su sistemi come quota 100 o mini pensioni sono ancora quasi nulle mentre si continua a parlare della possibilità di approvazione dell’assegno universale, su cui si dicono tutti d’accordo, Europa compresa, e che permetterebbe al nostro Paese di adeguarsi al modello europeo considerando che si tratta di un sostegno alle persone in difficoltà che già è in vigore, e da tempo, in quasi tutti gli altri Paesi europei.

Nulla ancora sugli altri cambiamenti per le pensioni: le forze sociali vorrebbero andare avanti, anche da sole, ma visto che tutto è fermo in merito e che l’esecutivo si dice comunque pronto a definire delle norme riprendendo anche il discorso del salario minimo, è possibile che in esse vengano inseriti anche dei meccanismi di cambiamento delle pensioni stesse. Si tratta di una possibilità di cui si è ipotizzato nel caso in cui non si dovesse lavorare ad un cambiamento ad hoc strutturato sulle pensioni a 360 gradi.

Da tempo, infatti, si discute di come intervenire sulle pensioni e se da una parte c’è chi auspica un provvedimento a 360 gradi capace di rivedere le attuali norme pensionistiche, dall’altra sembra ancora più probabile che si lavori, come del resto fatto finora, su singoli cambiamenti. Ed ecco che inizia a circolare l’ipotesi di inserire novità pensioni nei nuovi provvedimenti per i contratti: secondo quanto previsto dalla bozza concordata dai sindacati, la proposta prende innanzitutto in considerazione i minimi salariali previsti dai contratti collettivi chiedendo un intervento legislativo di sostegno; non prevede che il legislatore definisca un salario minimo legale; e mantiene il modello contrattuale basato sul salario stabilito dal contratto nazionale collegato a inflazione, andamenti settoriali e altri criteri; e sulla contrattazione di secondo livello estesa anche ai processi organizzativi, a inquadramento, politiche orarie.

Riprendendo il discorso del salario minimo, è possibile che si inizi a discutere in maniera concreta anche dell’assegno universale come prestazione sociale per gli over 55 che perdono il lavoro ma non possono ancora andare in pensione perché ben lontani dal raggiungimento dei requisiti pensionistici necessari. E non è da escludere la possibilità di inserire nella riforma dei contratti anche quei piani di uscita prima, come la quota 100, che pur a fronte di penalità a carico del lavoratore consentirebbero comunque di rendere i requisiti di pensione decisamente più morbidi rispetto a quelli attuali.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il