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Pensioni ultime notizie l'attuale sistema doveva garantire di uscire liberamente mentre poi è accaduto tutto contrario

Le scelte sulle novità pensioni non rispondono a bisogni sociali, ma a logiche economiche di equilibri di bilancio.




La storia, recente e passata, dimostra come le scelte sulle pensioni abbiamo spesso seguito logiche di bilancio anziché di risposta alle esigenze sociali. Non solo, ma le misure adottate dai vari governi sono così slegate tra loro da apparire irrazionali. Il caso più evidente è quello dei salvaguardati, la nuova categoria creata dall'attuale legge previdenziale, di quegli over 50 senza lavoro e senza pensione, per i quali ogni anno vengono stanziato milioni di euro per assicurare un sostegno al reddito. E poi, aspetto non secondario, l'irrigidimento dei requisiti e le eccessive penalizzazioni per chi, anche per il progressivo aumento dell'età della pensione, intende uscire con qualche anno di anticipo, vanno nella direzione opposta delle intenzioni originarie.

Ma non era proprio il sistema contributivo, quello che calcola l'importo dell'assegno previdenziale sulla base dei contributi effettivamente versati e non sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni, la chiave per consentire il ritiro al momento ritenuto personalmente più giusto, tenendo fermi alcuni requisiti base relativi agli anni di contribuzione e all'età anagrafica? E la situazione è destinata inevitabilmente a peggiorare considerando che l'attuale sistema di calcolo punisce severamente chi non ha una carriera lavorativa regolare e con uno stipendio costantemente adeguato ovvero i precari. I dati sulla disoccupazione giovanile fanno presupporre un futuro di povertà per le nuove generazioni.

Si tratta ovviamente di un quadro che i governi conoscono bene, ma le risposte sono inadeguate e tengono conto sempre e comunque degli equilibri economici. L'ultima manovra, ad esempio, prevede il rinnovo per un solo anno del cosiddetto contributivo donna ovvero dell'apertura delle porte della pensione a 57 anni e 3 mesi di età con 35 anni di contributi per le dipendenti o a 58 anni e 3 mesi per le autonome. Per le lavoratrici, l'accesso al trattamento previdenziale equivale evidentemente a un grande sacrificio economico, considerando che i coefficienti del metodo contributivo applicati prima dei 60 anni provocano una drastica riduzione dell'importo dell'assegno mensile.

Dubbi anche sulla staffetta ibrida con cui viene data l'opportunità ai soli lavoratori del comparto privato a cui mancano tre anni dalla maturazione dei requisiti per il congedo, di concordare il dimezzamento dell'orario di lavoro, mantenendo il versamento di tutti i contributi e riducendo lo stipendio al 65%. Da una parte resta da capire quante aziende sono realmente interessate, dal punto di vista economico, ad aderire a questa possibilità. Dall'altra, il governo ha stanziato 60 milioni euro per il 2016 per cui non tutti i lavoratori, pur volendo, potranno tentare questa strada. E infine, la norma non obbliga al ricambio generazionale ovvero all'assunzione di un giovane in sostituzione dell'anziano.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il