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Rinnovo contratti statali, licenziamenti e oltre: tutti i problemi con le nuove regole dei dipendenti pubblici

Sono tanti i nodi da sciogliere sul tavolo della riforma della pubblica amministrazione. E non solo il rinnovo del contratto degli statali.




Non ci sono solo il rinnovo del contratto degli statali e la questione delle nuove norme sui licenziamenti dei dipendenti pubblici. Sul tavolo della riforma della pubblica amministrazione ci sono diverse altre spine. In prima battuta gli integrativi. I fondi decentrati sono quelli che servono a finanziare il salario accessorio dei dipendenti di enti locali e Regioni. Sono divisi in una parte fissa, per pagare le indennità che si ripetono di anno in anno, e una quota variabile, per i premi alla produttività. In molti enti, a partire da Roma, sono state violate le regole che vietano la distribuzione a pioggia di quest'ultima quota.

In molte amministrazioni il finanziamento dei fondi è complicato dall'obbligo di recuperare le somme erogate illegittimamente in passato. Nel Milleproroghe si discute la possibilità di allungare i tempi del recupero e di finanziarlo anche con la rinuncia temporanea a spazi di turn over. Nelle Province e Città metropolitane che hanno sforato il patto di stabilità 2015 non c'è la possibilità di replicare la quota variabile dei fondi. Questo determinerebbe un abbassamento delle buste paga rispetto ai livelli di quest'anno. Un'altra sanzione, che impone tagli pari allo sforamento, colpirebbe questi enti per 1,2 miliardi di euro.

Intanto si attende l'avvio del confronto per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego. Prima, però, occorre ridurre da 12 a 4 i comparti della pubblica amministrazione. L'ipotesi, che presto sarà oggetto di un nuovo confronto fra Aran e sindacati, prevede di articolare la pubblica amministrazione in scuola, sanità, enti territoriali e amministrazione statale. La riduzione dei comparti riduce il numero di sindacati rappresentativi. Oltre alla riduzione dei comparti, la riforma Brunetta impone, dal primo rinnovo contrattuale, la divisione dei dipendenti dei settori di ogni amministrazione in tre fasce di merito: al 25% dei migliori dovrebbe andare il 50% delle risorse per la produttività, l'altro 50% finirebbe alla fascia mediana (50% dei dipendenti) e gli altri non avrebbero nulla.

Accanto al rinnovo dei contratti, si attende il nuovo Testo unico sul pubblico impiego, chiamato fra l'altro a disciplinare il ruolo unico dei dirigenti e l'applicabilità o meno alle pubbliche amministrazioni delle riforme dell'articolo 18. Il premier Renzi ha poi annunciato la scorsa settimana nuove misure sul licenziamento degli assenteisti. L'idea che adesso sta prendendo piede è quella dell'applicazione di sanzioni in due tempi per chi no timbra il cartellino in maniera corretta.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il