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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni esistono nelle nazioni benestanti e più produttive

Le rigide regole pensionistiche in vigore in Italia e novità già approvate in altri Paesi: le differenze dall’uscita prima all’assegno universale




Il dibattito previdenziale in Italia continua ad essere piuttosto vivo ma mentre nel nostro Paese si discute di come modificare l’attuale legge pensioni per renderla più ‘morbida’, da altri Paesi europei, più produttivi e benestanti, sono arrivate già diverse novità in merito. In molti Paesi infatti sono già state avviate modifiche delle leggi pensionistiche che, in quasi tutti i casi, hanno abbassato l’età pensionabile nonché dato il via, li dove ancora non era in vigore, dall’assegno universale, prestazione sociale di cui da tanto si discute anche nel nostro Paese senza però arrivare mai ad una conclusione concreta.

La mancanza di questo strumento insieme ai requisiti di uscita dal lavoro, decisamente proibitivi soprattutto alla luce del nuovo scatto di quest’anno che ha portato l’età pensionabile a salire ancora passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi, hanno portato il nostro sistema pensionistico ad imporsi come il peggiore e il più rigido d’Europa. Secondo un dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati, che ha messo a confronto la legislazione nazionale e quella di altri 30 Paesi europei, se nel 2050 in Italia si andrà in pensione quasi a 70 anni, precisamente a 69 anni e 9 mesi di età, soglia decisamente inimmaginabile negli altri 30 Stati considerati, in Germania, con il nuovo sistema pensionistico a regime, si andrà in pensione a 67 anni e per chi ha maturato almeno 45 anni di contributi obbligatori l’età scende a 65 anni.

In Spagna e Islanda i lavoratori con meno di 38 anni e 6 mesi di contributi possono andare in pensione a 67 anni e superata questa soglia contributiva può uscire a 65 anni e dal 2027 ci vorranno 67 anni per tutti, in Irlanda si andrà in pensione a 66 anni e nel Regno Unito entro il 2020 l’età pensionabile per tutti arriverà a 66 anni; che diventano, invece, 65 anni in Svizzera, Austria, Croazia, Ungheria, Lettonia, Estonia, Lituania, Bulgaria, Belgio, Polonia, Romania e Danimarca.

Si tratta di Paesi, tra l'altro, in cui sono anche in vigore sistemi di uscita prima e scivoli e in cui la soglia di età di uscita dal lavoro, in generale, permette non soltanto ai lavoratori più anziani di collocarsi a riposo ad un’età decisamente accettabile ma anche un ricambio generazionale che porta, conseguentemente, ad un aumento di produttività e quindi ad un rilancio dell’economia in generale. Un produttività che manca nel nostro Paese proprio a causa del costante invecchiamento della popolazione attiva a lavoro.

E’ una situazione che mette chiaramente in luce la necessità di cambiare le regole attuali sia per dare nuovo slancio all’occupazione, e quindi alla produttività, sia per dare nuova spinta all’economia in generale, cosa che potrebbe verificarsi solo con uno svecchiamento di tutti i comparti lavorativi, permettendo a chiunque lo volesse di andare in pensione prima, con sistemi come quota 100 o mini pensione che, prevedendo penalità a carico del lavoratore stesso, non richiederebbero l’impiego di ulteriori fondi, non andando, dunque, ad intaccare quei conti pubblici cui la stessa Europa si dice tanto attenta.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il