BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Partiva iva 2016: minimi nuovo regime, forfettario e ordinario. Guida per scegliere quale partita iva aprire. Cosa cambia

Come si apre una nuova Partita Iva, regole da seguire e regimi tra cui scegliere in questo anno 2016: informazioni da sapere




Anche quest’anno è possibile prevedere che saranno diversi i contribuenti italiani che decideranno di aprire una Partita Iva. Possono aprire una Partita Iva i titolari di società e professionisti autonomi. Per aprire una Partita Iva bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività, entro 30 giorni dal primo giorno di attività, con apposita dichiarazione, redatta su modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi) oppure modello AA7/7 (società): entrambi i modelli si possono scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

La presentazione dei modelli può essere presentata attraverso o recandosi presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento; o tramite invio con raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento di riconoscimento; o in via telematica, tramite il software apposito che si scarica dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Per il 2016, inoltre, è stata confermata anche l’aliquota contributiva al 27% dovuta dai lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps, non iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria, nè pensionati. Quando si apre una Partita Iva bisogna scegliere il codice ATECO che si riferisce all’attività specifica e il regime contabile tra: regime dei minimi o contabilità ordinaria. Partendo dal regime ordinario, chi apre una  Partita Iva ordinaria, è necessario guadagnare abbastanza da riuscire ad affrontare c le spese di gestione, decisamente elevate. Chi iscrive una ditta alla Camera di Commercio, paga all’istituto una quota che si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno; spesa cui aggiungere il costo del commercialista (circa 1.000 euro l’anno), i contributi Inps (circa il 27%, più un eventuale conguaglio se il reddito supera i 13.819 euro), e le imposte Irpef e Irap, calcolate in percentuale sul reddito. Questo regime implica il necessario versamento dell’Iva.

Passando al regime dei minimi, decisamente più favorevole, implica la tassazione agevolata del 5%, ma solo per i primi cinque anni di attività e per guadagni fino a 30mila euro l’anno. Dal primo gennaio 2016, chi decide di aprire una Partita Iva può scegliere il nuovo regime agevolato, che si pone come una sorta di combinazione tra vecchio regime dei minimi con aliquota al 5% e regime forfettario con aliquota al 15%. Chi, dunque, guadagna fino a 30mila euro può aderire al nuovo regime per i primi cinque anni di attività, con un’aliquota al 5%. Trascorsi i primi cinque anni, si passa al regime forfettario che prevede un’aliquota al 15% sempre, però, rimanendo entro la soglia dei 30mila euro. Se si supera tale soglia, si deve necessariamente passare al regime ordinario.

Diverse le novità previste quest’anno per quanto riguarda le soglie di reddito: per accedere al nuovo regime agevolato, infatti, i professionisti non devono superare la soglia dei 30mila euro, mentre il precedente tetto era a 15mila euro; stessa soglia anche per artigiani e imprese, il cui tetto era precedentemente fissato a 20mila euro; 50mila euro, da 40mila, per i commercianti; 50 mila euro anche per alberghi e ristoranti; 40mila euro anche per ambulanti di alimentari e bevande; 30mila euro per ambulante di altri prodotti.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il