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Partita IVA 2016: guida partita iva minimi nuovo regime, forfettario e ordinaria. Come funziona, come aprire e chi può fare

Tutto quello che c’è da sapere se si decide di aprire una nuova Partita Iva quest’anno: cosa prevede il nuovo regime agevolato e ultimi dati




Il 2016 si è aperto con  diverse novità, positive, per i liberi professionistici che decidono di aprire una nuova Partita Iva, popolo di lavoratori ormai considerato decisamente in crisi a causa degli elevati costi di tasse a loro carico, per regimi fiscali troppo rigidi. Secondo i recenti dati contenuti nell’Osservatorio sulle partite Iva, a novembre 2015 sono state aperte 38.607 nuove partite Iva una sostanziale stabilità (-0,1%), dunque, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Inoltre, è risultato che il 69,3% delle nuove partite Iva è stato aperto da persone fisiche, il 24,5% da società di capitali, il 5,2% da società di persone. E se, rispetto al mese di novembre 2014, si è registrato un aumento di avviamenti per le società di capitali (+13,2%), per le persone fisiche e le società di persone si sono registrati, al contrario, netti cali (rispettivamente del 3,7% e del 7,8%).

E’ stato il commercio a continuare a far registrare il maggior numero di avviamenti di partite Iva con circa il 24,2% del totale, seguito dalle attività professionali con il 13,2% e dall’agricoltura con il 9,8%. Rispetto a novembre 2014, tra i settori principali si osserva un aumento sensibile nel comparto dei trasporti/magazzinaggio (+30,7%); nell’agricoltura (+16,8%) e nelle attività manifatturiere (+12,6%), mentre le maggiori flessioni di aperture di partite Iva si registrano, invece, nelle attività professionali (-16,5%), in quelle finanziarie (-8,8%) e nei servizi di comunicazione (-6%)”.

E sempre lo scorso mese di novembre, 2.942 soggetti hanno aderito al nuovo regime forfetario, mentre 9.312 soggetti hanno aderito al regime dei minimi. Quale regime è previsto invece quest’anno per chi decide di aprire una Partita Iva? Innanzitutto, è bene sapere che per aprire una Partita Iva bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività, entro 30 giorni dal primo giorno di attività, con apposita dichiarazione, redatta su modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi) oppure modello AA7/7 (società): entrambi i modelli si possono scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

La presentazione dei modelli può essere presentata attraverso o recandosi presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento; o tramite invio con raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento di riconoscimento; o in via telematica, tramite il software apposito che si scarica dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Aperta la Partita Iva, in base ad attività svolta, probabile volume di fatturato ed età del titolare, si può scegliere tra nuovo regime agevolato o  ordinaria. Se quest’ultimo, come ormai ben noto, prevede, in primo luogo, l’obbligo di versamento dell’Iva e imposte Irpef e Irap, calcolate in percentuale sul reddito, il nuovo regime agevolato si presenta decisamente più vantaggioso ma per potervi aderire bisogna soddisfare determinati requisiti. Il nuovo regime agevolato per le Partite Iva si presenta come combinazione tra vecchio regime dei minimi con aliquota al 5% e regime forfettario con aliquota al 15%.

Chi guadagna, infatti, fino a 30mila euro può aderire al nuovo regime per i primi cinque anni di attività, senza alcun limite anagrafico, con un’aliquota al 5%. Trascorsi i primi cinque anni, si passa al regime forfettario che prevede un’aliquota al 15% sempre, però, rimanendo entro la soglia dei 30mila euro. Se si supera tale soglia, si passa al regime ordinario.

Per le soglie di reddito per accedere al nuovo regime agevolato, ne sono stati alzati i tetti rispetto allo scorso regime e i professionisti non devono superare la soglia dei 30mila euro, mentre il precedente tetto era a 15mila euro; stessa soglia anche per artigiani e imprese, il cui tetto era precedentemente fissato a 20mila euro; 50mila euro, da 40mila, per i commercianti; 50 mila euro anche per alberghi e ristoranti; 40mila euro anche per ambulanti di alimentari e bevande; 30mila euro per ambulante di altri prodotti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il