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Banche a rischio e sicure: novità questa settimana

In un periodo di banche in sofferenza diventa ancora più importante verificare il livello di rischio del proprio istituto.




Verso la costituzione di una bad bank ovvero di una società in cui fare confluire i crediti deteriorati delle banche. Numeri alla mano, ammonta a 201 miliardi di euro il valore delle sofferenze bancarie italiane, i prestiti che gli istituti di credito non riescono a farsi restituire. Di 3,6 miliardi di euro è la la capitalizzazione di Monte dei Paschi all'inizio dell'anno. Dopo il rimbalzo di giovedì, si fermava a 2 miliardi di euro. Da segnalare che il Ministero dell'Economia ha aperto alla possibilità che eventuali plusvalenze ottenute dalla vendita delle sofferenze delle quattro banche possano andare ai risparmiatori.

Stando alle nuove regole entrate in vigore del 2016, nel caso di difficoltà bancarie, con la nuova norma del bail-in una quota di perdite verrà distribuita presso i creditori privati. In seconda battuta è previsto l'intervento del fondo di risoluzione a livello nazionale oppure del fondo di risoluzione europeo Srf (Single resolution fund), costituito con i versamenti delle banche. Diventa quindi fondamentali per i risparmiatori verificare il livello di rischio della propria banca. Il primo parametro di riferimento è il Core Equity Tier 1 Ratio che indica il rapporto fra investimenti bancari calcolati per il loro rischio e il capitale della banca. Almeno in linea teoria non dovrebbe superare l'8%.

In questo contesto, la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse principali allo 0,05% e quelli sui depositi presso la Bce a -0,30%. Confermata anche la linea di riacquisto dei titoli, il cosiddetto quantitative easing, per 60 miliardi al mese almeno fino a marzo 2017. Mario Draghi ha detto che le azioni poste in essere dalla Bce stanno avendo impatti positivi migliorando il contesto creditizio in eurozona. Tuttavia permangono e sono anche aumentati i rischi al ribasso per il rallentamento dei mercati emergenti, i rischi geopolitici, la volatilità dei mercati. L'ipotesi di un maggiore intervento a marzo deriva dalla bassa inflazione: a dicembre (0,2%) era inferiore alle attese a causa dei cali del prezzo del petrolio e per i minori incrementi nei prezzi di cibo e servizi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il