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Banche a rischio e più sicure 2016 Italia. Lista nomi. Come difendersi da regole Bail In 2016 e cosa controllare propria banca

Correntisti e risparmiatori si chiedono se la banca cui hanno affidato i propri soldi e i propri risparmi sia solida: cosa sta succedendo, nuove norme 2016 e cosa prevedono




Alla luce delle difficoltà bancarie che stanno emergendo nel corso di queste settimane e degli istituti di credito coinvolti in lavori di controllo e monitoraggio da parte della Bce, sono tantissimi, come facilmente immaginabile, correntisti e risparmiatori che si chiedono se la banca cui hanno affidato i propri soldi e i propri risparmi sia solida e se il loro denaro sia al sicuro o hanno qualcosa da temere, esattamente come accaduto ai risparmiatori di Banca Etruria che hanno visto svanire nel nulla i loro patrimoni. Il premier Renzi in questi giorni sta più volte ribadendo che il sistema bancario italiano è particolarmente solido ed effettivamente sembra sia così, considerando che per valutare le sofferenze delle banche si devono tenere d’occhio, tra le altre cose, gli accantonamenti che, negli anni, la banca ha effettuato per coprire le sofferenze.

In generale, potremmo dire che più una banca adotta una politica di bilancio prudenziale e più realizza accantonamenti che possono essere anche superiori al 50% dei crediti in sofferenza e la nostra media nazionale, attualmente, è del 46%, decisamente più alta di tanti altri paesi europei. Di certo c'è che con le nuove regole, entrate in vigore a inizio anno, sui salvataggi delle banche tutti i correntisti che hanno meno di 100.000 euro come patrimonio non corrono alcun rischio, contrariamente a chi decide di puntare sulle obbligazioni bancarie.

Partiamo dal presupposto che le banche più sicure, quelle che cioè non hanno ricevuto dalla Bce alcuna notifica di controllo, sono Banca Intesa, Ubi, MedioBanca e Credeme banco Popolare di Sondrio, e anche BancaMediolanum sembrerre offire oggi grande sicurezza, mentre al momento sono sotto lo stretto controllo della Bce Carige, MPS, Unicredit, Banca Popolare, Bpm, per cui bisognerà chiarire le situazioni. Intanto, dal primo gennaio, come detto, è entrato in vigore il bail in, meccanismo che prevede che, per il salvataggio di una banca in forte crisi, a pagare siano innanzitutto gli azionisti dell'istituto stesso. Insieme agli azionisti, che potrebbero vedere azzerarsi il valore delle proprie azioni, a rischiare, in caso di forte difficoltà della banca, sono anche i titolari di obbligazioni convertibili in azioni emesse dall'istituto bancario in crisi; di obbligazioni subordinate e alle altre obbligazioni non garantite; e di conti deposito e conti correnti superiori ai 100mila euro.

Non corre, invece, alcun rischio chi ha depositi protetti dal sistema di garanzia dei depositi di importo fino a 100.000 euro; nessun rischio nemmeno le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria, come il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito; i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare; le passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a 7 giorni; le passività garantite, inclusi i covered bonds e altri strumenti garantiti.

Per evitare, comunque, rischi e perdite, il consiglio è quello, se si vuole investire, di puntare su titoli di stato, obbligazioni societarie e fondi di investimento, prodotti che non verrebbero comunque toccati nei casi di crisi della banca e di dividere eventualmente il proprio patrimonio se superiore ai 100mila euro in diversi conti, in modo da dividere la cifra e tenerla sempre sotto tale soglia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il