BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Rinnovo contratti dipendenti pubblici, regole nuove ufficiali statali riforma pubblica amministrazioni 2016: novità settimana

Molte delle nuove norme di riforma della pubblica amministrazione coinvolgono il personale, ma non c'è lo sblocco del contratto degli statali.




Sono 11 i decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione approvati approvati nel corso della settimana dal Consiglio dei ministri, tra i quali non è rientrato lo sblocco del contratto degli statali. Ora passeranno alle Camere per il parere vincolante. Per ultimare il percorso avviato con la legge delega della scorsa estate ne restano altri 9. Cosa cambia? Occorre partire da alcuni dati. Nel 2014, secondo i dati diffusi dalla Ragioneria dello Stato, la spesa complessiva per il personale della pubblica amministrazione ha raggiunto i 159 miliardi di euro. L'età media degli assunti invece è di 49,2 anni (quasi 6 anni in più rispetto al 2001).

Questa media varia a seconda dei settori: si va dai 37,7 delle Forze armate ai 50 anni nella scuola sino ad arrivare ai 53 nei ministeri. In generale gli over 60, che sono circa 372.000, sono molti di più degli under 35, circa 260.000, e si stima che, entro il 2019, l'età media potrebbe salire sino a 53 anni. A completamento ricordiamo che la Regione con più dipendenti pubblici assunti è la Lombardia (12,7%), poi ci sono il Lazio (12,4%) e la Campania (9%). Ebbene, le nuove norme vanno nella direzione dell'allontanamento dei lavoratori assenteisti da una parte e dell'ammodernamento e della razionalizzazione della pubblica amministrazione dall'altra.

E così, ecco la sospensione lampo e il licenziamento per i fannulloni, il taglio delle società partecipate, il possibile affidamento ai comuni, per un periodo non superiore a cinque anni, dei servizi pubblici locali ovvero luce, acqua e rifiuti, l'obbligo per tutti gli uffici della pubblica amministrazione di rendere pubblici sui loro siti Internet l'ammontare degli stipendi dei dirigenti, il taglio dei tempi per far partire i cantieri pubblici, la minore discrezionalità assegnata alla regione nella nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie locali.

In questo contesto, medici di nuovo in sciopero generale: dopo l'astensione del 16 dicembre scorso che raccolse l'80% di adesioni, i camici bianchi incroceranno ancora le braccia per altre 48 ore, il 17 e il 18 marzo prossimi. La decisione è stata presa all'unanimità dall'intersindacale dei medici, che riunisce tutte le sigle della categoria, in risposta al "silenzio assordante" del governo ai problemi sollevati, dai tagli alla sanità pubblica fino al rinnovo del contratto bloccato da sette anni. Per i sindacati lo sciopero non è a difesa di interessi di categoria bensì dei diritti di tutti i cittadini, dato che in gioco c'è la sostenibilità stessa del sistema sanitario e dunque la possibilità di continuare a garantire cure a tutti.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il