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Banche a rischio e sicure 2016: Bot, Btp e nuove legge come considerarli potrebbe essere problema su solidità più grave Bail IN

Sono tante le ragioni per cui occorre tenere alta la soglia dell'attenzione rispetto alle banche a rischio, tra cui il possesso di titolo di Stato.




C'è un altro elemento da prendere in considerazione nel dibattito sul fallimento delle banche ed è quello dei titolo di Stato. Proprio così, anche i vari Bot e Btp un elemento di rischio per le banche. Non contribuisce a ristabilire la quiete nel settore del credito la nuova normativa sui salvataggi delle banche, il cosiddetto bail-in. Le regole, in vigore dal 2016, rivoluzionano la gestione dei salvataggi bancari, che non si realizzano più con risorse pubbliche (bail-out) ma con quelle dei portatori di interessi dello stesso istituto di credito (bail-in appunto). Si prevede che possano essere chiamati a fare la propria parte, nell'ordine, gli azionisti, che normalmente rischiano di più, gli obbligazionisti subordinati, tutti gli altri obbligazionisti non garantiti, e infine i correntisti oltre i 100.000 euro.

Le nuove regole spingono dunque azionisti e obbligazionisti a prendere le distanze dagli istituti di credito ritenuti più fragili. Ma, appunto, ci sono anch ei titolo di Stato. Secondo Andreas Dombret, vice presidente della Bundesbank sarebbe necessario "sia di compensarli con capitali sia di limitarne la possibilità di acquisto". E ancora: "Non esiste nessuno che pensi che i titoli di Stato siano di per sé privi di rischio". In questo contesto i governatori e i capi delle autorità di Vigilanza hanno deciso "che bisogna completare Basilea 3 entro fine del 2016, nostri obiettivi devono essere che gli standard garantiscano una corretta percezione del rischio, che la loro applicazione non provochi un'eccessiva variabilità nei risultati, e devono essere semplici".

In questo contesto, sono tornano a salite a novembre le sofferenze bancarie che si riportano sopra quota 200 miliardi di euro mentre quelle nette raggiungono gli 88,8 miliardi di euro. È quanto si legge nel rapporto mensile Abi secondo cui a novembre 2015 le sofferenze lorde sono risultate pari a 201 miliardi, 2 miliardi di euro in più rispetto ad ottobre 2015 quando erano scese per effetto di alcune operazioni di smobilizzo.

Infine, il salvataggio, risalente allo scorso autunno, di Banca Marche, Popolare Etruria, CariChieti e CariFerrara, che ha visto azionisti e obbligazionisti subordinati perdere tutto il proprio investimento, ha contribuito ad alimentare le preoccupazioni all’interno del settore. In realtà, l'operazione è stata solo un “antipasto” delle nuove regole sui salvataggi bancari in vigore appunto dal primo di gennaio. Ma certamente, trattandosi del primo caso in cui gli obbligazionisti subordinati sono stati chiamati a partecipare alle perdite di un istituto di credito, il clamore, anche mediatico, è stato tanto. E il panico e le preoccupazioni hanno fatto presto a serpeggiare tra i risparmiatori.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il