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Banche a rischio 2016, tutti i nomi seppur lo spread Btp-Bund è il vero problema per la qualità dei depositi italiani

Ci sono anche le questioni del livello del debito e dei titoli di Stato a rendere incerta la situazione delle banche italiane.




Sono tanti i segnali da prendere in considerazione quando si parla in Italia di sofferenze bancarie e di banche a rischio. Tra quelle che rischiano di essere più deflagranti, pericolosamente sottovalutate e poste all'attenzione pubblica da Andreas Dombret, vice presidente della Bundesbank, con una intervista alla Stampa, c'è quella dei titoli di Stato. A suo dire, sono infatti strumenti a rischio. Si tratta di una questione fondamentale e "proprio per questo dovremmo prenderci tempo per discuterne". Inoltre, è il suo auspicio, occorre rendere più solide le banche al livello nazionale ovvero adeguare il capitale delle banche alla presenza di bond sovrani.

La questione, com'è noto, è largamente dibattuta a Bruxelles. L'Unione europea ha avvertito l'Italia sui rischi di medio periodo che il Paese corre a causa del suo debito troppo elevato nell'ipotesi di choc economici imprevisti. Da parta sua, il Ministero dell'Economia ha ribattuto che i conti pubblici italiani non presentano rischi a breve termine e che sono i più sostenibili di tutti nel lungo termine. Ma secondo il Rapporto sulla sostenibilità fiscale 2015 l'Italia deve fare di più per ridurre il debito pubblico e dare piena attuazione alla riforma del sistema pensionistico. Non è un caso che il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, in un intervento all'Università di Monaco, ha sostenuto che le due velocità in Europa esistono già.

A tal proposito, il commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager ha poi incontrato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan per affrontare il nodo della bad bank, ovvero il trattamento delle sofferenze bancarie. L'ipotesi è il pagamento di una garanzia pubblica per accelerare la dismissione dei crediti da parte degli istituti. Eppure sta volando l'export con i paesi extra europei e la bilancia commerciale raggiunge livelli record: nel 2015 il surplus extra Ue è arrivato a quota 33,7miliardi di euro, 6,7 miliardi in più rispetto al risultato del 2014. Nel solo dicembre 2015 il surplus è stato di 5,9 miliardi di euro.

Bisogna tornare indietro al gennaio 1993, ovvero 23 anni fa, per trovare un avanzo maggiore. Nell'anno l'export è salito del 3,6% tendenziale, mentre le importazioni restano sostanzialmente stabili a -0,1%. L'espansione dell'export è dovuta principalmente alle vendite negli Stati Uniti, in crescita del 20,9% nel 2015. In aumento anche le esportazioni in Medio Oriente, nelle Economie dinamiche dell'Asia-Eda e in India. Cala pesantemente, invece, l'export in Russia, nel Mercosur penalizzato dalla crisi brasiliana, e in Cina. Uno scenario complesso che ha evidentemente riflessi in chiaroscuro sulla ripresa italiana.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il