Conferenza a Roma per il rilancio della giustizia in Afghanistan e il sostegno internazionale

Il summit di Roma sarà un punto di sintesi di quanto fatto finora dalla comunità internazionale per armonizzare gli sforzi e assicurare una maggiore efficacia all'intervento nel settore della giustizia



"Non c'è democrazia senza giustizia, e non c'è giustizia senza democrazia".

E' questo, in sintesi, il significato politico della Conferenza sullo Stato di diritto afgano dal titolo "Rule of Law in Afghanistan", che si svolgerà lunedì e martedì prossimi a Roma con gli ambiziosi obiettivi di rilanciare l'iniziativa politica internazionale in un settore cruciale come quello della giustizia e garantire agli afgani tutta l'assistenza tecnica necessaria per dare vita ad un ordinamento democratico dopo gli anni bui del regime talebano e della guerra.

La Conferenza avrà luogo presso il ministero degli Esteri e vedrà tra i suoi partecipanti il presidente Hamid Karzai, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, il segretario generale della Nato Jaap De Hoop Scheffer e 26 delegazioni tra governi e organizzazioni internazionali. Oltre naturalmente al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che parleranno nella sessione plenaria di martedì a nome dell'Italia, cui dal 2002 è stato affidato il ruolo di "nazione guida" nella ricostruzione del sistema giudiziario afgano e che da sempre è impegnata in prima fila a fornire assistenza nell'attività di riforma legislativa, nella riabilitazione e costruzione delle sedi giudiziarie e nella formazione di giudici, procuratori e quadri del ministero della Giustizia.

Come spiegato dal portavoce della Farnesina Pasquale Ferrara, il summit di Roma sarà un punto di sintesi di quanto fatto finora dalla comunità internazionale per armonizzare gli sforzi e assicurare una maggiore efficacia all'intervento nel settore della giustizia. Perché, ha spiegato Ferrara, l'ambito nel quale si trova ad operare l'Italia rappresenta "un passaggio cruciale nel consolidamento della democrazia" a Kabul.

La presidenza della conferenza sarà tripartita: Italia, Afghanistan e Nazioni Unite coordineranno infatti i lavori, che saranno divisi in due sessioni. La prima - di carattere tecnico, a livello di alti funzionari - prenderà il via il pomeriggio di lunedì e si chiuderà nella mattinata di martedì, mentre la seconda - sessione plenaria, di carattere invece più propriamente politico - si aprirà subito dopo, con gli interventi di Romano Prodi, Ban Ki-Moon, Hamid Karzai e Massimo D'Alema.

Dopo una colazione di lavoro offerta alla Farnesina dal ministro degli Esteri, i lavori riprenderanno nel pomeriggio con l'intervento degli altri capi delegazione alla presenza anche del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Lavori che si concluderanno nel tardo pomeriggio, e saranno seguiti da una conferenza stampa della presidenza.

Fitta anche l'agenda degli incontri bilaterali che si svolgeranno a margine della conferenza. Il segretario dell'Onu Ban e quello della Nato De Hoop Scheffer saranno ricevuti separatamente sia da Prodi - a Palazzo Chigi - sia da D'Alema. E mentre il presidente del Consiglio incontrerà nella serata di lunedì Karzai, il titolare della Farnesina avrà colloqui lunedì con il rappresentante Ue a Kabul, Francesc Vendrell, mentre nella mattina di martedì riceverà il commissario per le relazioni esterne dell'Ue, Benita Ferrero-Waldner. Sempre martedì, nel pomeriggio, è previsto un trilaterale tra Ban Ki-Moon, Karzai e De Hoop Scheffer, che assieme faranno il punto della situazione sul terreno in Afghanistan dopo le polemiche delle ultime settimane per le sempre più numerose perdite tra i civili nei raid alleati anti-taleban.

Intanto, proprio in vista del 3 luglio, a palazzo Madama sono state presentate in mattinata quattro mozioni, una della maggioranza e tre dell'opposizione. Al termine della discussione, il Senato ha dato il via libera alla mozione avanzata dall'Unione, primo firmatario il senatore Cesare Salvi di Sinistra Democratica, e a quella presentata dalla Lega Nord, primo firmatario Roberto Calderoli. Accolti anche due ordini del giorno, entrambi dell'opposizione, il primo del forzista Enrico Pianetta e l'altro di Alfredo Mantica di An. Le due mozioni sono state approvate con voto bipartisan.

La mozione presentata dalla maggioranza ricorda l'impegno quinquennale dell'Italia nella riforma del settore giustizia in Afghanistan con lo stanziamento di 50 milioni di euro e sottolinea l'urgenza di "una profonda riforma che possa contribuire a creare un clima di certezza del diritto, condizione essenziale per la pacificazione e riconciliazione del Paese", evidenziando però come "qualsiasi programma di riforma della giustizia debba essere accompagnato da un impegno altrettanto robusto per la tutela e il ripristino dei diritti umani".

La mozione esprime preoccupazione per l'incolumità fisica della deputata Malalai Joya, ripetutamente minacciata di morte, ricorda il caso di Rahmatullah Hanefi tenuto prigioniero e poi prosciolto dalle accuse di "amicizia con i Talebani" e di "contiguità con Al Qaeda" formulate dal Governo Karzai, ed evidenzia la necessità di una iniziativa immediata per fronteggiare la drammatica situazione del penitenziario di Pol-i-Chark, vicino Kabul, in via di trasformazione in carcere di massima sicurezza, e in particolare del settore femminile, dove sono tutt'ora segregate settanta giovani donne con cinquanta figli piccoli. Il documento di indirizzo esprime inoltre preoccupazione per l'alto numero di vittime civili causate dai combattimenti in corso tra truppe ISAF-afgane e insorti talebani. I sottoscrittori chiedono anche di impegnare il Governo "ad adoperarsi nelle sedi internazionali competenti per la costituzione di una commissione per la verità e la giustizia che faccia luce sulla violazione dei diritti umani, ed in particolare sulla situazione delle donne afgane attualmente detenute nel Paese".

La mozione a firma Calderoli ricorda invece che a seguito dell'accordo con cui è stato affidato all'Italia il ruolo di lead country per la ricostruzione del sistema giudiziario nel Paese, insieme alle autorità afgane ed all'UNAMA, ente dell'Onu preposto alla ricostruzione del Paese, l'Ufficio italiano giustizia opera a Kabul a partire dal 2003 e coordina l'assistenza internazionale nel settore giustizia fornendo assistenza al governo afgano nell'opera di ripristino di uno Stato di diritto, "condizione essenziale per la nascita di una democrazia e, in particolare, per la ricostruzione di un efficace amministrazione giudiziaria in grado di rispondere adeguatamente alla diffusa domanda di giustizia nel Paese, nel rispetto degli standard internazionali dei diritti umani previsti nei trattati di cui l'Afghanistan è parte". In cinque anni, ricorda la mozione, sono stati approvati il Codice penale, il Codice di procedura penale e il Codice civile. Tuttavia, intervenendo sulle mozioni, per mostrare come sia irrealistica la prospettiva della mozione di maggioranza "che impegna il Governo ad adoperarsi per garantire certezza del diritto e rispetto dei diritti umani", il leghista Fruscio ha ammesso che "da fonti informative attendibili risulta però che la riforma del settore giudiziario afgano è irrealizzabile perché nel Paese coesistono tre differenti sistemi giuridici", il diritto civile, la legge islamica e il diritto consuetudinario o "materiale", codici tribali, che, riconosciuti dal precedente regime per consolidare alleanze con diversi gruppi etnici, prevalgono sul rule of law in un contesto in cui, al di fuori di Kabul, le strutture statali sono pressoché inesistenti.

Nella mozione leghista si afferma inoltre che "sviluppo e sicurezza per il popolo afgano non possono essere raggiunti senza che questo intraveda ragionevoli prospettive di consolidamento della Governance, in particolare riferita al settore della giustizia". La mozione quindi approva la linea politica tenuta dall'Italia nel suo ruolo di lead country per la ricostruzione del sistema giudiziario in Afghanistan e chiede di impegnare il Governo ad adoperarsi, in sede di conferenza, "affinché venga definita una strategia dettagliata per il futuro finalizzata al conseguimento dei risultati concreti di cui in premessa, sostenuta dall'impegno del Governo afgano e dei partner internazionali".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il