Unione Europea pronta a multare l'Italia per norme ambientali non adeguate, soprattutto idriche

La Commissione europea sta per inviare un nuovo segnale di condanna all'Italia sulla normativa ambientale: se non ci si adeguerà alle disposizioni comunitarie sulle reti idriche, scatteranno procedimenti giudiziari e penalità



Sta per partire una poderosa tirata d'orecchi all'Italia e al Belgio da parte della Commissione europea: i due Paesi sono accusati di non aver completamente recepito la normativa europea di tutela dell'ambiente, che è notoriamente molto rigorosa. Nel caso del Belgio, il problema riguarda la regione delle Fiandre, che è indietro sulla "valutazione ambientale strategica": uno studio obbligatorio sull'impatto ambientale dei piani e delle attività pubbliche in diversi ambiti economici, prima della loro approvazione.

Le colpe dell'Italia sembrano decisamente più gravi: in questo caso, infatti, sono sotto accusa le politiche nazionali per l'acqua, che non soddisferebbero i criteri fissati dalla direttiva quadro, il cui scopo è quello di proteggere tutti i corpi idrici dell'Unione europea, riducendo l'inquinamento e favorendo la cooperazione nella gestione delle risorse.

Il 12 gennaio 2006 la Corte di giustizia europea aveva già condannato l'Italia per il mancato recepimento della direttiva entro il termine previsto del 23 dicembre 2003. A maggio dello scorso anno, il governo italiano ha inviato il testo di un nuovo decreto legislativo, che avrebbe dovuto risolvere la situazione; solo che nemmeno questo testo sembra soddisfacente.

Anzi, la Commissione ha rilevato che l'unico punto sul quale la nuova proposta di legislazione sarebbe in linea con le disposizioni comunitarie sarebbe quello della definizione degli obblighi da soddisfare se si vuole derogare dagli obiettivi stabiliti. Insomma, a fronte di un documento che indica, a livello europeo, le modalità da seguire per tutelare una delle parti più fragili del patrimonio ambientale e una delle risorse fondamentali per l'economia europea, l'Italia pensa soltanto a trovare le scappatoie; e non si può certo dire che il problema dell'acqua non sia presente nel nostro Paese, tra siccità croniche, un tasso di dispersione stimato tra il 35 e il 40 per cento e un modello gestionale obsoleto e farraginoso, senza contare il caos delle privatizzazioni.

Non si tratta, questa volta, del solito problema italiano nello sviluppo di normative adeguate agli standard europei: la questione è decisamente più preoccupante, e riguarda tutto il rapporto tra sviluppo economico, indirizzo legislativo e sostenibilità ambientale. Istanze la cui connessione è ben presente in ambito europeo, tanto che la strategia di sviluppo economico per i prossimi anni è tutta imperniata sul consolidamento del primato tecnologico e industriale dell'Europa nel campo della sostenibilità ambientale: sul contrasto al riscaldamento globale e sulla capacità di esportare tecnologia in questo campo si concentrerà gran parte della spesa pubblica e della competitività europea nei prossimi anni.

Su tutto ciò, l'Italia sconta un pesantissimo ritardo, che non è in termini di capacità di ricerca e nemmeno di sensibilità dei cittadini, ma che ricade quasi completamente sulla politica nazionale (le amministrazioni locali sono spesso molto più attive), incapace di svolgere il suo ruolo di controllo, coordinamento e investimento. Insomma, se ci si lamenta spesso di un'Europa troppo attenta ai vincoli di bilancio e alla burocrazia, bisogna tenere presente che proprio dall'Unione viene una grande capacità di analisi strategica, di indirizzo e di integrazione delle risorse, tale da rendere possibile una svolta epocale: la creazione di un modello capace di mettere davvero insieme ambiente e sviluppo, e di offrire le proprie competenze a numerosi partner in tutto il mondo, a cominciare dalla Cina.

Questo approccio, che è già stato dichiarato in diverse occasioni e che troverà presto una nuova affermazione con il Libro verde sulle strategie per lo sviluppo, richiede un notevole impegno legislativo, una forte capacità di incidere sul tessuto economico e la disponibilità a spendere molto e bene, oltre che a dialogare con tutti i soggetti coinvolti. Peccato che si tratti di virtù del tutto assenti nello scorso governo, e non troppo brillanti nell'attuale.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il